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 wab le guerre persiane prima parte

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fuskens

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MessaggioTitolo: wab le guerre persiane prima parte   Lun Mar 15, 2010 9:02 pm

Fuskens presenta le guerre persiane per Warhammer ancient battle

1 parte introduzione a appunti

la storia

Con il termine Guerre Persiane si definisce la sequenza di conflitti combattuti tra le poleis greche e l'Impero Persiano, iniziati intorno al 500 a.C. e continuati a più riprese fino al 449 a.C.
Alla fine del VI secolo a.C., Dario I, "Gran Re" dei Persiani, regnava su un impero immenso che si estendeva dall'India alle sponde orientali dell'Europa (nello specifico le zone orientali della Tracia). Nel 546 a.C. infatti, il suo predecessore, Ciro il Grande, fondatore dell'impero, aveva sconfitto il re della Lidia, Creso, e i suoi territori, comprendenti le colonie greche della Ionia, furono incorporate all'Impero Achemenide.
Le città stato ancora governate da sistemi tirannici condussero ognuna per proprio conto l'annessione all'impero persiano, la solaMileto riuscì a imporre le proprie pretese. Questa situazione di frammentazione aveva comportato la perdita definitiva da parte delle colonie di ogni indipendenza (prima godevano comunque di ampie autonomie) e una drastica riduzione della loro importanza commerciale, a causa del controllo totale che i Persiani esercitavano sugli stretti di accesso al Mar Nero.

Quando Dario I decise di invadere l'Occidente nel 515 a.C. utilizzò le navi della flotta ionia per costruire un ponte di barche sulBosforo utilizzando le qualità di un ingegnere greco, conquistando così la Tracia; fatto poi costruire un ponte sul Danubio, si avventurò in Scizia. Qui gli esiti degli scontri non furono molto propizi e giunte le prime indiscrezioni sul fallimento dell'invasione,Milziade, tiranno del Chersoneso (presso Gallipoli), cercò di convincere i Greci messi a protezione del ponte di distruggerlo, lasciando il Re dei Re al suo destino. Quando le notizie divennero tragiche il ponte venne distrutto per impedire una contro offensiva. A costo di grandi sacrifici Dario rientrò nei suoi territori e come primo provvedimento scalzò Milziade dal suo incarico, lasciandovi il suo luogotenente Megabazo, con il compito di controllare la nuova regione dell'impero e di preparare il terreno per l'espansione in Grecia.

Origini
Nel 499 a.C., istigati da Aristagora, tiranno di Mileto, le colonie ionie si unirono in una lega chiamata simmachia panellenica, più conosciuta come lega ionia, ribellandosi ai satrapi locali. Le colonie chiesero rinforzi alle poleis greche, ma alla fine solo Atene ed Eretria inviarono 25 trireme (20 Atene e 5 Eretria) in aiuto. Aristagora l'anno seguente guidò una vittoriosa spedizione contro la città di Sardi bruciandola.
Galvanizzati dal successo, ai ribelli si unirono allora le città dell'Ellesponto, della Caria e di Cipro. La reazione dei Persiani fu a questo punto durissima: a una a una costrinsero alla resa le città greche, finché nel 494 a.C. schiacciarono definitivamente la rivolta (Battaglia di Lade) alla quale seguì la distruzione di Mileto e la deportazione dei suoi abitanti.


Greci e Persiani
Alla base dello scontro tra Grecia e Persia c'erano forti interessi economici e commerciali, relativi soprattutto al controllo dei commerci che passavano per il Mar Nero, ma non solo. I due contendenti avevano due diverse concezioni di dominio politico, che inevitabilmente si scontravano tra loro.
I Persiani avevano una concezione territoriale dello stato, cioè il dominio su un territorio indipendentemente dai popoli che lo abitavano. Perciò ritenevano che i Greci non avessero avuto nessun diritto ad intervenire in un conflitto che non era avvenuto sul loro territorio.
I Greci invece avevano una concezione etnica dello stato, cioè che indipendentemente da dove si trovasse questo territorio, se era abitato da Greci, era greco. (Ἑλληνικόν).


Cause della prima guerra persiana

Lo sbarco in Grecia voluto da Dario I va contro la sua politica trentennale, basata sul consolidamento dei confini del vasto Impero Achemenide. Infatti può essere considerato il suo primo vero tentativo di espansione territoriale, considerando la conquista della Tracia più utile a rendere sicure entrambe le sponde dell'Ellesponto. La campagna intrapresa contro la Grecia ebbe ragioni più profonde e che non delineavano apertamente l'obiettivo finale. Si voleva punire Atene ed Eretria, ritenute colpevoli di aver aiutato le città ionie ribelli nella rivolta ionia, o conquistare tutta la Grecia? Comunque sia, Erodoto sostiene che il sovrano chiese a tutte le poleis greche di fare atto di sottomissione, per poi intervenire contro quelle a lui ostiche. Infatti Atene giustiziò gli ambasciatori quando seppe che ad Egina, la quale aveva ceduto alle pressioni persiane, era stata restaurata la tirannide del ben noto Ippia. Sicuramente era intenzione di Dario vendicarsi contro coloro che avevano aiutato i rivoltosi ionii, città che vennero infine attaccate, ma le sue mire andavano più in là, oltre l'episodio di Sardi.
Dopo la cacciata di Ippia da Atene, egli trovò rifugio alla corte Achemenide chiedendovi aiuto per un suo ritorno come tiranno in patria, fornendo in cambio una base di appoggio dalla quale conquistare l'intera Ellade. Forse questo motivò l'ambizione di Dario che avrebbe potuto con una guerra di espansione competere con le figure dei suoi predecessori: Ciro il Grande eCambise II. Da non sottovalutare che dopo la rivolta ionia, si era aperta una ferita nel mondo greco, tenere una popolazione metà nelle strutture dell'Impero e metà fuori non poteva che far esplodere nuove tensioni.
Sintesi degli scontri

Nel 492 a.C. Mardonio tentò l'impresa della conquista greca, dopo aver eliminato tutti i tiranni nelle poleis asiatiche e soggiogato il regno di Alessandro I di Macedonia, ma fallì a causa di una terribile tempesta presso il monte Athos, nella penisola calcidica, che distrusse la flotta.


Nonostante l'insuccesso, nel 490 a.C. la spedizione fu ritentata sotto il comando del generale Dati e di Artaferne. La flotta persiana passò per Samo, espugnò Nasso, sottomise il resto delle isole Cicladi e proseguì verso Eretria e la distrusse.
Atene a quel punto si ritrovò da sola a fronteggiare l'esercito persiano: l'unico aiuto che ricevette fu quello della città beotica di Platea, che inviò un contingente di mille opliti. Grazie alle capacità militari di Milziade riuscì a resistere alle truppe guidate da Dati e i Persiani furono sconfitti nella Battaglia di Maratona e respinti sulle navi. Secondo il mito l'esito positivo di questo scontro fu riportato direttamente dal campo di battaglia ad Atene da Filippide: la sua impresa che consisté nel ricoprire tale distanza correndo è ricordata ancor oggi con, appunto, la gara atletica della maratona. A quel punto, il resto delle truppe persiane capitanato da Artaferne e pronto per un attacco via mare, pensò di sfruttare l'occasione: la flotta mosse verso Atene, doppiando Capo Sunio, con la sicurezza di poter sbarcare incontrastata al Pireo e trovare Atene indifesa, visto che tutto l'esercito si trovava a Maratona. Milziade, però, intuito il piano nemico, ricondusse i suoi uomini a marce forzate verso la costa occidentale, così che, quando i Persiani arrivarono in vista del Pireo, trovarono l'esercito ateniese già schierato e rinunciarono all'impresa, tornando in Persia.

La polis a quel punto decise di intraprendere, nel 489 a.C., una spedizione per liberare le isole Cicladi dai Persiani, ma con esito negativo, poiché l'isola di Paros, alleata dei Persiani, resistette.
La sconfitta costò a Milziade la carriera; fu anche accusato di complicità con il nemico e di aspirare alla tirannide, e subito dopo morì.

Seconda guerra persiana
Nel 486 a.C. a Dario I succedette Serse I. Il figlio decise di vendicare la sconfitta paterna e organizzò subito una nuova spedizione. Se la guerra portata da Dario doveva configurarsi solamente come spedizione punitiva nei confronti delle città che avevano aiutato i rivoltosi ionii, l'impresa di Serse si poneva, invece, intenti di espansione e conquista territoriale del continente greco, al fine di ridurlo a satrapia dell'Impero.

Lo scontro assunse anche una valenza ideologica, in quanto si espresse come contrapposizione propagandistica di idee in ateniesi:Serse rappresentava il difensore di una religione monoteistica, contro il politeismo greco; i Greci,viceversa, si identificavano come i paladini della libertà contro il dispotismo orientale. Serse affidò al generale Mardonio la costruzione diponti di barche sull'Ellesponto[1] per traghettare l'esercito e l'apertura di un canale a nord del monte Athos per la flotta (il cosiddetto Canale di Serse); curò inoltre l'organizzazione del vettovagliamento dell'esercito. Si trattava di una spedizione più vasta ed organizzata della precedente. Inoltre il re persiano fece predisporre per la campagna un possente esercito, che secondo le antiche stime annoverava oltre due milioni di uomini[2], cifra certamente esagerata, comunque l'esercito persiano contava probabilmente su una forza di circa 200.000 soldati[3], un numero imponente per l'epoca, e tra questi i famosi 10.000 "Immortali"; inoltre poteva contare sull'appoggio di una flotta di circa 750 triremi.


Di fronte al pericolo i rappresentanti delle poleis greche si riunirono presso l'istmo di Corinto (481 a.C.) e decisero di costituire un'alleanza difensiva, conosciuta come lega panellenica, sotto il comando del re Leonida di Sparta, ritenendo che fosse opportuno coordinare le operazioni militari e qualunque decisione di carattere politico e strategico. All'accordo tuttavia non aderirono Argo, dichiarandosi neutrale per non dover combattere a fianco dell'odiata Sparta, Corcira, Siracusa (a causa degli scontri che la vedevano impegnata con i Cartaginesi, alleati dei Persiani [4]) e neanche le città della Tessaglia, della Beozia, fuorché Platea e Tespi, della Doride e della Locride Ozolia. Le città che non si opposero ai Persiani preferendo arrendersi e lasciare terra all'esercito di Serse vennero accusate di "medizzare" ossia di mescolarsi con i Medi o comunque favorire i Persiani a danno dei Greci.

All'inizio del 480 a.C. gli ambasciatori di Serse I si recarono presso le città greche (ma non Atene, che non avrebbero comunque risparmiato) e chiesero che offrissero loro terra e acqua(γῆ καί ὕδωρ) al Gran Re, cioè la loro sottomissione formale. Le città rifiutarono e rimandarono indietro i messaggeri, mentre a Sparta furono uccisi. Incominciarono le operazioni belliche: mentre la flotta persiana navigava verso l'Attica, l'esercito passò l'Ellesponto con un ponte di barche e penetrò prima in Tracia e poi in Tessaglia.

I Greci si trovarono però subito in disaccordo su quale fosse la migliore tattica difensiva: gli Spartani premevano perché si affrontassero i Persiani sulla terraferma e lo si facesse all'imbocco del Peloponneso, presso l'istmo di Corinto, che nel frattempo veniva fortificato; gli Ateniesi ritenevano invece che fosse preferibile opporsi con la flotta. Sui due diversi punti di vista pesava soprattutto la considerazione dei rapporti di forza all'interno della Grecia, dato che la fanteria oplitica spartana era di gran lunga la più forte e un'eventuale vittoria sulla terra ferma avrebbe arrecato gloria e potere soprattutto agli Spartani, mentre Atene avrebbe ricavato benefici da una vittoria navale, dato che le sue navi costituivano il grosso della flotta della Lega.

Nonostante i progetti di iniziativa comune, i Greci si presentarono dunque sostanzialmente divisi di fronte all'invasione: prevalse il piano spartano, ma gli Ateniesi spinsero perché si cercasse di fermare il nemico più a nord. A causa di questi contrasti, e giudicando erroneamente che Serse fosse ancora lontano, solo un ristretto contingente si posizionò al passo delleTermopili, che era la strettoia obbligata verso la Grecia centrale, per sbarrare la strada ai nemici. Nell'agosto del 480 a.C. avvenne lo scontro tra i due eserciti. Dopo giorni di combattimento, mentre, poco distante, le forze navali nemiche si fronteggiavano senza che l'una riuscisse a prevalere nettamente sull'altra presso Capo Artemisio, il grosso dell'esercito greco si ritirò, tranne i trecento Spartani di Leonida e i settecento Tespiesi che, circondati dai nemici per il tradimento di Efialte, il quale aveva indicato ai Persiani un sentiero montano, l'Anopaia, per aggirarli (i mille Focesi posti a presidiarlo furono colti di sorpresa nella notte e opposero scarsa resistenza), si sacrificheranno per ritardare l'avanzata persiana e dare tempo agli alleati di ripiegare. Superato il passo, i Persiani dilagarono in Grecia.
L'Attica e la Beozia furono devastate, Atene venne saccheggiata e data alle fiamme. Gli abitanti si salvarono solo grazie all'insistenza dello stratega Temistocle, che riuscì ad evacuare la città e a mettere la popolazione in salvo sulle isole. La flotta greca, però, era ancora pressoché integra.


A questo punto prevalse la strategia della battaglia per mare dell'ateniese Temistocle, il quale, ancor prima dell'inizio degli scontri, si era servito dell'interpretazione tendenziosa di un oracolo pronunciato dalla Pizia, ove si alludeva enigmaticamente ad un muro di legno inespugnabile, per convincere i concittadini della bontà dei suoi disegni. Temistocle era persuaso che il muro dovesse essere interpretato non come l'invito a barricarsi nelle città, ma in riferimento alle navi. A un mese dalla disfatta delle Termopili, in settembre, avvenne la decisiva battaglia navale presso l'isola di Salamina, vinta dai Greci grazie a Temistocle, che indicò la via per avere ragione della flotta persiana, più numerosa, ma che usava navi troppo grandi e difficilmente maneggiabili in quel tratto così stretto di mare.


Un contingente persiano si fermò in Tessaglia da dove, con il contributo dei Tebani, nell'agosto del 479 a.C., fece ripartire l'offensiva persiana. Nella battaglia campale di Platea, in Beozia, ci fu la sconfitta definitiva, con l'esercito persiano messo in fuga da quello greco, guidato dallo spartano Pausania, mentre in contemporanea sotto il comando di Leotichida avveniva labattaglia navale presso il capo Micàle, che si risolse in un'altra sconfitta per i Persiani.
L'anno dopo (478 a.C.) le città ionie dell'Asia Minore furono liberate da una flotta greca guidata dallo spartano Pausania (che da lì a poco fu richiamato in patria ed accusato di dispotismo).

A questo punto Atene rimase la sola potenza ellenica interessata all'Egeo e alla Ionia, contro i Persiani. Gli Spartani, infatti
si dedicarono a ristabilire il loro predominio politico inPeloponneso, minacciato da "venti democratici", mentre Atene spostò il suo interesse nell'Egeo dove non dipendeva strategicamente da Sparta.
Sviluppi successivi................


La Lega di Delo

Per approfondire, vedi la voce Lega delio-attica.
Nel 477 a.C. gli Ioni fecero pressioni perché fossero gli Ateniesi a guidare la flotta ellenica e per iniziativa di Aristide venne fondata la Lega Delio-Attica, una coalizione antipersiana con a capo Atene, che divenne ben presto uno strumento di controllo sugli alleati e il contrappeso al potere spartano in Grecia.
Altre azioni belliche

Nel trentennio successivo continuarono gli scontri con i Persiani.
Cimone, il nuovo stratega ateniese a capo della Lega di Delo, distrusse l'armata e la flotta persiane nel 467 a.C. presso il fiume Eurimedonte in Asia Minore.

Nel 456 a.C. Atene inviò 200 navi a sostenere una rivolta scoppiata in Egitto che era, fin dal 525 a.C., sotto il controllo persiano, ma fallì. Successivamente, nel 451 a.C., tentò di liberareCipro, ancora con Cimone, ma nuovamente fallì e Cimone trovò la morte nell'isola, anche se la flotta in questo caso non venne distrutta, anzi, seppur priva della guida del suo ammiraglio, riuscì a forzare il blocco messo in atto dalle navi fenicie, al servizio dei Persiani, aprendosi la strada alla ritirata e confermando di avere comunque pieno controllo sul mare Egeo (si veda l'episodio della battaglia di Salamina in Cipro).



La conclusione


Alla fine nel 449 a.C. con il contributo di Pericle (di fatto capo di Atene) venne stipulata la pace di Callia: si trattava in definitiva di un trattato di non-aggressione, dove si stabilì l'autonomia delle città greche dell'Asia Minore, benché facenti parte dell'Impero Persiano, il controllo dei Persiani su Cipro e il divieto per le navi da guerra persiane di entrare nel Mar Egeo.


I Persiani
en.svg.png[/img]

I sovrani persiani non rinunciarono mai alle loro mire sulla Grecia e si occuparono sempre di seminare zizzania fra le varie poleis (divide et impera) finanziandone ora l'una ora l'altra, o addirittura le fazioni politiche all'interno di una stessa città.
Atene e Sparta [modifica]


Sparta ed Atene divennero così i poli intorno a cui si organizzò la vita politica greca: intorno alla prima si aggregarono i regimi oligarchici, intorno all'altra i regimi democratici. In generale la guerra aveva cambiato gli equilibri interni delle poleis: da una parte i proprietari terrieri (filo-Spartani), dall'altra i mercanti e gli artigiani legati al commercio marittimo (filo-Ateniesi).


Trent'anni dopo le Guerre Persiane scoppierà la Guerra del Peloponneso per la supremazia tra queste due città.
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Prime _INFORMAZIONI di GIOCO date da PARTE DI UN GIOCATORE DI WAB A MIO AVVISO MOLTO CHIARE E BEN STRUTTURATE KE CI FA COMPRENDERE APPIENO LA TATTICA USATA DAGLI ANTICHI PERSIANI :


Per rappresentare l'esercito persiano andiamo a fare affidamento sul manuale appositi cioè Armies of Antiquity AOA

Quelli di AoA rappresentano gli Achemenidi delle Guerre Persiane (Chi ha detto Termopili?)
Quelli su Alexander invece rappresentano il periodo di declino dell'Impero.

X la lista di AoA: sicuramente la base dell'esercito sono gli immortali, attorniati da un altro paio di fanterie con gli spara (tutte metà lance e metà archi).
Almeno un'unità di carri pesanti la metterei, e anche qualche cavaliere persiano.
Finito con le truppe persiane, drei: un sacco di mercenari, coscritti e leve... quanti ce ne stanno e il più eterogenei possibile.

Un po' di BG: l'esercito Persiano si basava su una tattica molto semplice, ma attuabile solo coi grandi numeri di uomini di cui all'epoca solo un grande Impero Orientale poteva disporre: "una pioggia di frecce tale da oscurare il cielo".
Gli arcieri persiani si preoccupavano poco di mirare un bersaglio, l'importante era tirare quante più frecce possibile il più in fretta possibile.
Dopodichè il nemico indebolito dalle frecce, veniva assalito da carri, cavalleria pesante e fanteria in gran quantità.
Le truppe delle satrapie persiane erano il nucleo di ogni esercito, ma il grosso dei combattenti era formato da coscritti e mercenari provenienti dalle moltitudini di popolazioni assoggettate.

La natura montuosa della Grecia rese pressochè nulla la superiorità numerica dei persiani, e il pesante equipaggiamento dei greci, e la fitta formazione a falange in cui combattevano, li rendevano molto meno vulnerabili alla pioggia di frecce. Principalmente per questi motivi (uniti ad una logistica simile alla nostra in Libia nel 41...) ogni tentativo di legnare i greci fallì miseramente.
Nell'unico caso in cui i persiani affrontarono un esercito greco in campo aperto fu a Mantinea, e potendo manovrare almeno su un lato la superiorità numerica permise ai persiani di rifilare una sonora batosta ai greci.

P.S. mi sono dilungato un poco... ma sono particolarmente appassionato di storia antica e i Persiani mi hanno sempre affascinato...
In termini di Wab: sono un'orda, ma di tipo diverso da quello dei calti.
I celti sono picchioni che devono correre avanti (e spesso lo fanno anche se non serve o se non sarebbe il caso).
I Persiani invece sono un esercito da "combined arms", hai truppe da tiro, da corpo a corpo, leggere, pesanti... spesso così tante che si pesteranno i piedi una con l'altra. Mancano i veri specialisti, ma hai abbondanza di truppe per ogni lavoro.
L'unica cosa che scarseggia, è la disciplina[img][/img]






Ultima modifica di fuskens il Sab Giu 05, 2010 6:52 pm, modificato 7 volte
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Mer Mar 17, 2010 10:00 pm

lista esercito bg informazioni utili

Persiani


Fanteria persiana

Gli immortali pag 13 di AoA QUI SI TROVANO LE CARATTERISTICHE DI GIOCO


Gli Immortali erano il reggimento d'élite della guardia imperiale del Grande Re persiano.
Tale denominazione è mutuata dalle Storie di Erodoto, dove son chiamati Athanatoi, che in greco significa proprio immortali. È probabile però che in persiano tra di loro i componenti si chiamassero Anusiya, cioè compagni.
Altro nome che Erodoto usa è Diecimila.

Erodoto afferma che gli Immortali erano un corpo di fanteria pesante guidato da Idarne e composto da 10.000 uomini, né uno in più né uno in meno: se qualcuno era ucciso, gravemente ferito o seriamente malato era subito rimpiazzato (proprio per questo motivo, secondo alcune correnti di pensiero, vennero chiamati immortali). Il reggimento si basava su un forte spirito di corpo e accettava solo componenti di origine meda o persiana.
Il loro armamento era composto da: scudo di pelle e di vimini, una lancia corta con la punta di ferro e un contrappeso dall'altra parte, un arco e una faretra per le frecce e una daga o una spada corta.
L'uniforme del reggimento consisteva in una tiara o un copricapo di feltro soffice, una tunica ricamata a maniche lunghe, pantaloni e una cotta di metallo. La loro tipica tattica era una carica frontale del centro contro i nemici, mentre i lati scagliavano frecce per coprire l'assalto.
Il reggimento era seguito da carri, cammelli e muli che trasportavano le loro donne e i servi. Gli Immortali ricevevano del cibo speciale.


Gli Immortali parteciparono alle battaglie di Maratona e delle Termopili ed erano tra le truppe persiane che occuparono la Grecia nel 479 a.C. sotto il comando di Mardonio. Alessandro il Grande li sconfisse nella battaglia di Isso (333 a.C.).


Immortali marciare nella parata militare 1971 celebra il 2500 ° anniversario della istituzione della impero persiano


Ultima modifica di fuskens il Gio Mar 18, 2010 10:09 pm, modificato 6 volte
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Mer Mar 17, 2010 10:08 pm

Fanteria persiana
pag 13 di AoA


Gli sparabara

erano fanti di prima linea impiegati nelle battaglie condotte dall'Impero persiano.
Provenivano da ogni ceto della società persiana e venivano educati sin da bambini all'arte militare, e quando non impiegati in campagne lontano dal loro paese si dedicavano alla caccia nelle vaste pianure della Persia. Erano i primi soldati che venivano in contatto con le schiere nemiche nei combattimenti corpo a corpo ed avevano anche un'importante funzione di copertura per gli arcieri: infatti, durante i conflitti, solitamente ogni arciere veniva fornito di protezione da parte dello scudo dello sparabara mentre scoccava i propri dardi contro il nemico, di modo da restare protetto da eventuali attacchi. Equipaggiati con armature leggere di lino trapuntato, gli sparabara utilizzavano uno scudo rettangolare lungo quasi quanto un uomo, nonché una lancia della lunghezza di due metri. Tale armamento si rivelò tuttavia alquanto inefficace contro avversari pesantemente equipaggiati come ad esempio gli opliti spartani; inolte, la lunghezza della lancia non permetteva agli sparabara un raggio d'azione sufficientemente ampio da poter contrastare le lance in dotazione alla falange greca. Infine, la consistenza dello scudo non era tanto marcata: essa permetteva sì di difendersi dalle frecce, ma non riusciva a contrastare la forza d'impatto di una lancia.
Alla fine delle campagne militari tornavano alle loro case dedicandosi all'agricoltura, di cui erano grandi esperti, per tornare in armi alla successiva campagna militare.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Persiansparabara.jpg miniature da gioco


http://www.wargamesfoundry.com/collections/PERSIA/1/index.asp


Ultima modifica di fuskens il Gio Mar 18, 2010 10:14 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Mer Mar 17, 2010 10:36 pm

I greci ANTAGONISTI DEI PERSIANI NELLE COSI DETTE GUERRE PERSIANE



storia

PANORAMICA

le polis
Le poleis (in greco πoλεis) erano piccole comunità autarchiche, rette da governi autonomi; una sorta di piccoli stati indipendenti l'uno dall'altro. Il carattere autonomo delle poleis deriverebbe dalla conformazione geografica del territorio greco, che impediva facili scambi tra le varie realtà urbane poiché prevalentemente montuoso. Spesso, le varie poleis erano in lotta tra loro per l'egemonia del territorio greco; ne è un esempio la celebre rivalità fra Sparta e Atene.
Apparsa intorno all'VIII secolo a.C., la polis fu il vero e proprio centro politico, economico e militare del mondo greco. Ogni polis era organizzata autonomamente, secondo le proprie leggi e le proprie tradizioni. Vi furono esempi di poleis dal regime politico democratico, come Atene, e oligarchico, come Sparta.
L'indipendenza e la mancata unità delle poleis furono le cause principali della loro caduta. Il re macedone Filippo II e suo figlio Alessandro Magno infatti sfruttarono a loro vantaggio le lotte interne fra le città stato per dominarle e sottometterle. Anche in Italia meridionale, nella Magna Grecia, le poleis caddero sotto il dominio di Roma tra il IV secolo a.C. e il III secolo a.C. proprio per le lotte interne e la loro disunione.


Ultima modifica di fuskens il Mer Mar 17, 2010 10:53 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Mer Mar 17, 2010 10:42 pm

sparta e Atene,......................


Sparta

Fine del VII secolo. L'organizzazione dei Greci del continente ha inaugurato un periodo di stabilità, di ricchezza, di ulteriore espansione della popolazione e di esperimenti sociali ed economici che hanno fatto della Grecia una grande potenza nel Mediterraneo. I commercianti ed i colonizzatori greci hanno messo sotto controllo l'intero bacino mediterraneo, diffondendosi verso ovest in Sicilia, in Italia del sud, in Francia ed in Spagna; verso l'est in Asia Minore; a sud in Africa settentrionale e verso il nord fino al Mar Nero fondando colonie che hanno permesso a molte città della Grecia di diventare centri industriali per la trasformazione delle materie prime o concentrarsi sullo sviluppo dei raccolti specializzati quali l'uva e l'oliva, prodotti che potevano essere scambiati con grano, i minerali e pellicce.

Arnold J. Toynbee ha suggerito che l'espansione greca durante questo periodo è stata resa più facile dal fatto che le grandi potenze del Mediterraneo orientale erano temporaneamente distratte dal contrasto tra l'Assiria e la Persia per il controllo dell' intera mezzaluna fertile, un contrasto che aveva danneggiato i commerci dei Fenici e, quindi, aveva condotto al declino temporaneo di Cartagine. Quando i Persiani infine hanno trionfato sopra l'Assiria, Toynbee suggerisce, l'espansione greca verso l'est è stata fermata.

La popolazione della Grecia continuava a svilupparsi, causando fame di terre, inflazione e nuove ricchezze ricavate dai commerci e dall'artigianato non più solo dall'agricoltura. Questa situazione ha generato gelosie e rancori tra settori agricoli e settori commerciali della popolazione. Sparta non fu influenzata da queste pressioni perché essa risolse il problema della fame di terra non mediante il commercio e la colonizzazione di terre lontane, ma attraverso la colonizzazione dei popoli vicini: i Messeni.

Gli Spartani sottomisero il territorio dei Messeni, sottomisero gli abitanti e li ridussero a servi della gleba (Iloti). Per effettuare il loro controllo spietato sopra gli Iloti i cittadini spartani dovettero sottoporsi ad una disciplina militare durissima. Gli Spartani maschi erano addestrati alla guerra fina dall'età di sette anni e vivevano la loro vita come sentinelle di un fortino posto in territorio nemico, sempre preparati alla ribellione di un popolo a cui avevano sottratto la terra e la libertà. Gli Spartani, in cambio della sicurezza, dovettero rinunciare a diverse libertà; essi canalizzarono tutte le loro energie alla conservazione del loro potere sulle popolazioni sottomesse. Ciò diede loro una stabilità eccezionale, ma era la stabilità degli assediati. In oltre la loro creatività era ridotta a zero. Gli Spartani non dovettero subire le pressioni affrontate dagli Ateniesi nel VI secolo, ma non hanno neanche goduto dell'eccezionale periodo di creatività che le pressioni sociali indussero nel popolo ateniese.

I guerrieri spartani riempivano di timore il cuore di tutti i Greci. Avevano una reputazione meritata di gente dura e determinata. Malgrado il piccolo numero dei suoi guerrieri, circa 5000 nei periodi migliori, lo stato spartano ha conservato una posizione di predominio fra le poleis greche per circa tre secoli, ma il prezzo pagato per questa posizione è stato molto alto.

Nello stesso periodo in cui le altre città stato smaltivano la popolazione eccedente fondando colonie oltre mare, il destino degli Spartani prendeva un corso differente. In una guerra lunga contro i Messeni, i vicini abitanti a ovest, Sparta conquistava nuovi territori da adibire all'agricoltura. La prima guerra messenica (fine del sec. VIII) durò 20 anni, e durante essa i Messeni, sotto la guida del loro re Aristodèmo, furono costretti a rifugiarsi sul monte Itome, dove resistettero a lungo con disperato valore, ma a a fine dovettero arrendersi. Aristodemo si uccise per non cadere nelle mani del nemico, e i Messeni furono ridotti nella condizione di Iloti.

La seconda guerra messenica (fine del sec. VII) durò 18 anni, e durante essa i Messeni, con l'aiuto degli Arcadi, riuscirono, sotto la guida del loro ultimo re Aristomène a mettere in grave pericolo gli Spartani; ma poi questi, ripresero il sopravvento, costrinsero i Messeni a rifugiarsi nella fortezza di Ira, e, quando questa fu presa, parte dei Messeni furono ridotti nella condizione di Iloti, e parte emigrò in Sicilia, nella città greca di Zancle, che prese da essi il nome di Messana (Messina).

Gli sconfitti furono ridotti in schiavitù e uniti agli altri popoli già sconfitti e resi schiavi in precedenza durante la conquista della Laconia. Questi schiavi furono detti Iloti. Per impedire una rivolta degli Iloti, molto più numerosi degli Spartani, questi ultimi furono costretti ad adottare misure precauzionali speciali. Questo è uno dei motivi dello lo sviluppo molto differente della società e della vita di Sparta.

I fanciulli, appena nati, erano esaminati dagli anziani, e, se risultavano deboli o deformi, venivano esposti sul monte Taigeto perché fossero raccolti dai Perieci o dagli Iloti, oppure lasciati morire.

A sette anni erano sottratti alla famiglia, e, divisi in squadre, venivano affidati a pubblici educatori (pedonòmi), che dovevano temprarli soprattutto negli esercizi fisici, nelle privazioni e nelle sofferenze: perciò indossavano la stessa veste d'estate e d'inverno; portavano il capo scoperto e i piedi nudi; ricevevano un nutrimento assai scarso (famoso era il brodo nero o spartano, (rozzo intruglio, di cui ridevano volentieri gli altri Greci), e, se non riuscivano a saziare la propria fame, potevano rubare (ma, se si lasciavano scoprire, venivano gravemente puniti, non per il furto, ma per l'incapacità di tenerlo celato!); dormivano su giacigli di canne, e una volta all'anno venivano flagellati a sangue.

Dai 18 ai 20 anni si addestravano alle armi; dai 20 ai 30 anni facevano parte dell'esercito; a 30 anni acquistavano i diritti politici e potevano ammogliarsi, ma fino ai 60 anni erano obbligati a partecipare una volta al giorno ai pasti militari in comune (i cosiddetti sissizi), per cui fino ai 60 si potevano considerare soldati in permanenza.

Anche le fanciulle, benché allevate in famiglia, erano addestrate agli esercizi ginnastici e ricevevano la stessa educazione dei maschi; e le donne spartane rimasero famose per la loro fortezza d'animo e per il loro amor di patria.

Le madri, quando i figli partivano per la guerra, consegnavano loro lo scudo, ammonendo: "0 con questo o su questo", significando che bisognava ritornare vincitori con lo scudo o giacere su di esso cadaveri.

Leggi severissime, infine, colpivano il lusso e impedivano il formarsi di grandi ricchezze: così, ad es., furono vietate le monete d’oro e d'argento, e permesse solo le monete di ferro pesanti e grossolane, perché rifiutate da tutti i popoli vicini.

La guerra contro gli Arcadi (VI secolo) Gli Spartani si rivolsero quindi contro gli Arcadi, che nella seconda guerra messenica avevano portato aiuto ai Messeni; ma, avendo trovato una fierissima resistenza tra le montagne inaccessibili della regione, rinunciarono per sempre alla loro politica di annessione e preferirono stringere con gli Arcadi un trattato di alleanza.

La guerra contro gli Argivi (VI secolo) - Gli Spartani si rivolsero poi contro Argo e riuscirono a strapparle gran parte dei suoi territori.

Poco dopo Sparta otteneva anche l'alleanza dell'Èlide, che racchiudeva entro i suoi confini il sacro recinto di Olimpia, dove si celebravano i Giuochi olimpici, guadagnando in tal modo una grande influenza sulla organizzazione dei giuochi e su tutti i popoli che accorrevano ad essi.

La lega peloponnesiaca. - Si venne in tal modo costituendo una potente Lega peloponnesiaca, con cui Sparta ottenne l'egemonia su quasi tutto il Peloponneso.

Questa lega ebbe soprattutto uno scopo militare, perché i singoli Stati che la componevano, pur conservando la propria autonomia negli affari interni, si obbligavano a fornire a Sparta, in caso di guerra, una certa quantità di denari e di soldati; ma ebbe anche uno scopo politico, perché i medesimi Stati per le inevitabili interferenze tra la politica estera e la politica interna, si diedero, sull'esempio di Sparta, dei governi aristocratici, e, in tal modo, la Lega peloponnesiaca divenne una confederazione di Stati a regime aristocratico.

La società

La popolazione della Laconia era divisa in tre gruppi:

gli Spartiati (o abitanti di Sparta), cioè i discendenti dei Dori conquistatori, che erano poche migliaia, e godevano di tutti i diritti civili e politici. Essi possedevano la maggior parte delle terre, e, soli tra gli altri abitanti della Laconia, si dedicavano all'esercizio delle armi e al governo dello Stato. Essi in pratica vivevano come un esercito permanente accampato in mezzo ad un territorio occupato militarmente.
i Perièci (o abitanti all'intorno, del contado), cioè i discendenti dell'antica popolazione indigena, ai quali i conquistatori avevano lasciato il possesso delle terre. Essi, per quanto più numerosi degli Spartiati, godevano dei soli diritti civili, e, in caso di guerra, servivano nell'esercito come fanteria pesante. Essi erano liberi agricoltori, artigiani, mercanti, e costituivano una borghesia attiva e intelligente.
gli Iloti (nome di origine incerta), anch'essi discendenti dall'antica popolazione indigena dei Messeni, ma ad essi i conquistatori non avevano lasciato il possesso delle terre. Essi, per quanto più numerosi degli Spartiati e dei Perièci, erano privi di tutti i diritti civili e politici. Erano veri e propri « servi della gleba », che lavoravano le terre degli Spartiati con l'obbligo di dare ad essi una parte dei prodotti del suolo, e, in caso di guerra, servivano nell'esercito come fanteria leggera o nella flotta come rematori. Essi erano inoltre soggetti a violenze ed umiliazioni di ogni genere, perché, dato il loro numero, potevano costituire un pericolo per lo Stato: erano costretti a portare un cappello di cuoio e una veste di pelle di pecora, per distinguersi dal resto della popolazione; venivano uccisi per ogni minimo sospetto; se ne ordinava spesso un massacro per ridurne il numero; e, una volta all'anno, si dichiarava ad essi guerra, salvo concedere subito dopo una tregua.
LA COSTITUZIONE

Gli organi del potere politico spartano erano: i due re, la Gerusia, l'Apella, gli Efori

I due re ereditari (diarchia), appartenenti a due distinte dinastie, quella degli Agladi e quella degli Euripòntidi, che fin ai tempi più antichi si erano divise il potere. I re spartani godevano di molti privilegi personali, come il posto d'onore nei banchetti pubblici e nelle feste, la prima parte nella spartizione del bottino, ecc.; ma avevano poteri limitati, come quello di presiedere le adunanze della Gerusìa e dell'Apella, di comandare l’esercito in pace e in guerra (ma sotto la sorveglianza degli Efori), di amministrare la giustizia (ma solo nelle cause riguardanti le eredità e le adozioni), e di dirigere il culto religioso.
la Gerusìa (o Consiglio degli Anziani), che era composta da 28 membri, nominati a vita dall'Assemblea popolare, tra i cittadini che avessero almeno 60 anni (cioè in età libera dal servizio militare). Essa trattava gli affari più importanti dello Stato, preparava i progetti di legge da sottoporre all'Assemblea del popolo, e, inoltre, aveva funzione di tribunale per i reati di sangue e per i processi di carattere politico.
l'Apella (o Assemblea popolare), che era formata da tutti i cittadini spartani che avessero almeno 30 anni, e che era convocata una volta al mese, nel plenilunio. Essa eleggeva i membri della Gerusia e gli altri magistrati, approvava o rigettava senza discussione le proposte che i Geronti le presentavano, deliberava della pace e della guerra, e, in caso di morte di un re, decideva sul diritto al trono del suo successore.
Una magistratura propria di Sparta fu poi l'eforato, che secondo la tradizione fu istituito nell'VIII secolo. Gli Èfori (o «ispettori»), in numero di cinque, erano eletti per un anno dall'Assemblea popolare.Essi furono dapprima incaricati di vigilare sui poteri dello Stato, perché non violassero la costituzione; ma più tardi, verso il secolo V, finirono per accentrare nelle loro mani tutti i poteri, perché presiedevano la Gerusia e l'Apella, vigilavano su tutta la condotta dei cittadini (Spartiati, Perieci, Iloti), e formavano un tribunale supremo, che poteva perfino giudicare e condannare i re. Il primo degli Efori dava il nome all'anno, come i consoli a Roma, e perciò si diceva epònimo.
Le ragioni della decadenza di Sparta

Il più grave problema di Sparta era tuttavia il mancato ricambio della classe dirigente. Gli spartiati rifiutavano qualsiasi ammissione di altre persone alla loro classe, si sposavano solo fra loro e tendevano ad avere pochi figli (anche perché solo il maschio primogenito avrebbe ereditato la terra.
La mortalità infantile, allora assai elevata, riduceva ancor più il numero degli aristocratici.
Lentamente, dunque, gli Spartani divennero sempre meno numerosi e crebbero le difficoltà nel controllare una vasta regione con circa mezzo milione di abitanti. Inoltre, la rigida determinazione degli spartiati nel non concedere la cittadinanza ad alcuno e il loro disprezzo per le attività economiche impedirono che si formasse una classe di artigiani e commercianti, come ad Atene. Tali attività restarono quindi nelle mani dei perieci.
Molto spesso gli storici, mettendo a confronto Sparta e Atene, sottolineano maggiormente i caratteri negativi della prima e quelli positivi della seconda. Si parla così di Sparta come di una società tipicamente schiavista. È ben vero infatti che Sparta utilizzò largamente il lavoro servile degli iloti; ma tutte le città greche, compresa Atene, si servivano del lavoro degli schiavi. Spesso, inoltre, si considera Sparta come la città greca più guerriera del suo tempo. Ciò è vero, in quanto la società spartana era una società di soldati; tuttavia Sparta fu coinvolta in un numero assai minore di guerre che non Atene, città desiderosa di espandersi militarmente. Lo scopo dello Stato spartano infatti fu generalmente quello di salvaguardare se stesso e il proprio sistema politico. Perciò si limitava a controllare le regioni dipendenti o ad appoggiare i partiti aristocratici delle città vicine.

Atene

Se l'immagine lasciata da Sparta nella storia è stata quella di un'oligarchia guerriera determinata e ben decisa a non accettare alcun accenno di dialogo con le popolazioni sottomesse, Atene, invece, viene da sempre associata alla democrazia e al massimo sviluppo artistico e intellettuale della Grecia. Molte delle invenzioni del pensiero dovute ai Greci sono legate alla città di Atene.

La posizione geografica di Atene era molto favorevole ad uno sviluppo agricolo, commerciale e industriale. Atene era situata nelle vicinanze del porto del Pireo e del Falero, era la città capitale di una regione, l'Attica, ricca di miniere di argento e di piombo, dotata di fertili pianure e di rigogliose foreste da cui ricavare legname per le costruzioni, ricca di cave di pietra e marmo. La città di Atene e la regione dell'Attica costituirono sempre una sola entità politica. La posizione geografica dell'Attica era felice anche dal punto di vista della difesa, essendo protetta da una corona di catene montuose.

Dalla monarchia all'oligarchia

Nel nostro immaginario Atene è legata alla nascita e all'esercizio della più antica democrazia della Storia. Si trattava comunque di una democrazia diversa da quella che noi conosciamo, e che il risultato di un lungo e doloroso processo fatto di contrasti molto duri fra le esigenze di gruppi sociali diversi: gli aristocratici, i mercanti, gli artigiani, i piccoli proprietari terrieri e i proletari.
La democrazia, come tante altre istituzioni umane, è un concetto difficile da definire esattamente. In istituzioni politiche diverse e in diverse situazioni, "la democrazia" prende molte forme. Per esempio, l'Unione Sovietica sosteneva di essere una democrazia, ma lo era veramente, nel senso etimologico del termine? Probabilmente no. Allo stesso modo ci domandiamo: sono gli Stati Uniti d'America una democrazia? Forse no: nel senso più rigoroso del termine il governo rappresentativo americano appare più vicino a quello che i Greci definivano "aristocrazia", ossia governo dei migliori, piuttosto che "democrazia", ossia governo della gente.
Le poleis erano essenzialmente un'agglomerazione urbana che dominava sopra la campagna circostante. A causa del relativo piccolo numero dei cittadini le poleis hanno potuto sperimentare in modo sorprendentemente dinamico un gran numero di modelli di governo. Dopo che gli aristocratici si furono liberati dei loro re le diverse poleis generarono governi oligarchici, timocratici, aristocratici, democratici e tirannici.

La repubblica aristocratica

Dopo essersi sbarazzati della monarchia i nobili si impadronirono del potere. Con l'istituzione della repubblica il governo passò a un collegio di nove arconti ( capi), scelti fra i nobili (i cosiddetti Eupatrìdi), che dapprima furono eletti a vita, poi ogni dieci anni, e infine ogni anno.

I primi tre arconti, che avevano maggiore autorità, erano:

l'arconte epònimo (cosiddetto perché col suo nome si designavano gli anni), il quale presiedeva l'intero collegio.
l'arconte basilèus ( arconte re), il quale attendeva al culto.
l'arconte polemàrco, che aveva il comando dell'esercito in pace e in guerra.
Gli altri sei arconti erano detti tesmotèti (custodi delle leggi) e amministravano la giustizia.

I nove arconti, quando finivano l'anno di carica, andavano a far parte dell'Areopàgo, essendo formato da gente anziana e pratica degli affari, sorvegliava la condotta dei magistrati, e fungeva da tribunale per quei reati di sangue per i quali era comminata la pena capitale. L'Areopago era così denominato dal colle di Ares (o Marte), presso l'Acropoli, sul quale teneva le sue sedute.

Il codice di Dracone

Ma l'illimitato potere dei nobili suscitò un forte malcontento nel resto della popolazione, e particolarmente nei piccoli proprietari, che, per la scarsità dei prodotti del suolo e per la concorrenza dei prodotti stranieri, erano costretti a contrarre debiti, e, nel caso di insolvenza, venivano spogliati della loro terra, o addirittura ridotti in schiavitù; e nei molti cittadini che si erano arricchiti nell’industria e nel commercio, e che, esclusi dal governo, aspiravano a farne parte.

Nel 621 i nobili credettero opportuno scendere a qualche concessione, e, perciò, affidarono all'arconte Dracone l'incarico di compilare un codice scritto, in modo che i magistrati non potessero più perpetrare arbitri e soprusi a danno del popolo; ma tale codice, che registrava le norme consuetudinarie esistenti, apparve severissimo verso la plebe, e insufficiente a risolvere i più vitali problemi di quel tempo.

La Riforma costituzionale di Solone: la repubblica timocratica

Il merito di aver operato una vasta e profonda riforma, che nella storia di Atene ha la stessa importanza di quella attribuita a Licurgo in Sparta, spetta all'arconte Solone, nato ad Atene verso il 640 a. C.

Solone(640-560 a.c.) In un contesto di forte disgregazione sociale, attuò nel 594a.c. una vasta opera riformatrice, volta a superare i contrasti tra aristocrazia e ceti medio bassi. Fu promotore di una riforma che sostituiva, per ricoprire le alte cariche di governo, il criterio della ricchezza a quello della nobiltà di sangue (timocrazia), assicurando cosi il ricambio della classe dirigente. Ciò comportò la divisione della popolazione in quattro categorie (pentacosiomedimni, cavalieri , zeugiti , teti ) classificate a seconda della rispettiva produttività. Inoltre decretò la SEISACHTEIA ("scuotimento dei pesi") , che annullò le ipoteche sulle persone abolendo così la schiavitù per debiti.

Egli divise i cittadini in quattro classi:

1) i pentacosiomedimni, cioè coloro che possedevano una rendita annua di almeno 500 medimni di cereali; oppure, se non erano proprietari, una rendita di almeno 500 dramme. Il medimno era una misura di capacità (per solidi), che corrispondeva a 52 litri.

2) i cavalieri, cioè coloro che possedevano una rendita annuale di almeno 300 medimni; oppure una rendita di almeno 300 dramme. I cavalieri erano così chiamati perché potevano mantenersi un cavallo da guerra.

3) gli zeugìti, cioè coloro che possedevano una rendita annuale di almeno 200 medimni, oppure una rendita di almeno 200 dramme. Gli zeugiti erano così chiamati da « zèugos », o coppia di buoi, perché avevano bisogno di una coppia di buoi per arare le loro terre.

4) i theti, cioè coloro che possedevano una rendita annuale inferiore, e che perciò erano esenti dalle imposte.

I pentacosiomedimni e i cavalieri potevano aspirare all'arcontato e alle cariche maggiori; gli zeugìti potevano spirare alle cariche minori; i theti erano esclusi da ogni carica, ma potevano partecipare all'assemblea popolare e giudicare nei tribunali.

3. Solone riparti quindi il governo di Atene fra i seguenti corpi politici:

a) l'Arcontato, composto di membri delle prime due classi, con poteri immutati.

b) l'Areopàgo, composto dagli arconti usciti di carica, che avessero disimpegnato con onore il loro ufficio.

Esso continuò, come prima, a sorvegliare la condotta dei magistrati e a fungere da tribunale per i reati di sangue; ma, ciò che è molto importante, ottenne il diritto di veto sulle deliberazioni dell'Ecclesia. Esso divenne in tal modo un corpo politico conservatore, che sarebbe servito di contrappeso alle spinte, eventualmente rivoluzionarie, dell'opinione pubblica.

c) l'Ecclesìa (Assemblea popolare), composta di tutti i cittadini, compresi i theti, che avessero compiuto i 20 anni di età. Essa eleggeva i magistrati (arconti, ecc.), e deliberava sulle proposte di legge presentate dagli arconti.

d) l'Elièa (cosiddetta forse da élios, sole, perché il luogo delle adunanze doveva essere soleggiato), composta di tutti i cittadini che avessero compiuto i 30 anni. Essa era un tribunale popolare, corrispondente alle giurie delle nostre Corti di Assise, il quale giudicava in appello delle cause civili e in unica istanza delle cause criminali.

La tirannia

Ma la costituzione di Solone, se ebbe a soddisfare i desideri dei grandi proprietari di terre e delle classi più ricche, suscitò molto malcontento tra i piccoli proprietari fondiari e tra gli artigiani e i commercianti, che reclamavano vantaggi superiori a quelli ottenuti. Nel 561 un cittadino di grande talento politico, Pisistrato, approfittando di questo malcontento, riuscì con un colpo di Stato a farsi tiranno di Atene.

I nobili, con a capo la potente famiglia degli Alcmeònidi, gli furono naturalmente avversi, e lo costrinsero a prendere la via dell'esilio; ma egli, sbarcato a Maratona con truppe mercenarie, riuscì ad entrare in Atene, mantenendosi al potere per quasi un ventennio (546-528).

Pisistrato, pur lasciando sussistere nelle sue linee generali la costituzione di Solone, governò molto saggiamente sia nella politica interna, sia in quella estera. Nella politica interna favorì i piccoli proprietari, distribuendo tra essi le terre confiscate ai nobili ribelli; accordò protezione all'industria di fronte alla concorrenza dei prodottí stranieri; promosse lo sviluppo dei traffici, abbellì inoltre la città con splendidi monumenti, fra cui il Tempio di Atena (detto Hecatompédon), sull'Acropoli; protesse intellettuali ed artisti, ecc.

Nella politica estera, comprendendo che l'avvenire di Atene era sul mare, promosse lo sviluppo della marina mercantile e da guerra; fondò le prime colonie ateniesi sull'Ellesponto, in modo da controllare gli Stretti e assicurare ad Atene l'importazione dei cereali dal Mar Nero; strinse relazioni amichevoli con parecchi Stati della Grecia.

Alla morte di Pisistrato il popolo ateniese, volendo attestare la propria gratitudine verso il tiranno, accettò di buon grado che il figlio Ippia continuasse ad esercitare il potere. Ma Ippia, pur proponendosi di procedere sulle orme del padre, non ebbe le qualità politiche di lui. Quando due giovani, Armodio e Aristogitòne, ordita una congiura, assassinarono il fratello Ipparco (514), egli divenne crudele e sospettoso, scavando un abisso tra sé e il popolo.

I nobili, che erano stati mandati in esilio, con l'aiuto degli Spartani mossero allora contro Atene, posero l'assedio all'Acropoli, e costrinsero Ippia alla fuga

Egli riparò in territorio soggetto alla Persia, dove possedeva delle terre e in qualità di vassallo, incitò quel re ad assalire la Grecia.
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Mer Mar 17, 2010 10:46 pm

Liste esercito Greci ANTICHI



gli opliti

opliti
nell'antica Grecia erano i soldati della fanteria pesante che non potevano permettersi un cavallo, ma potevano acquistare un'armatura e mantenere la famiglia mentre erano lontani da casa per combattere. Dal VII secolo a.C. fino all'età ellenistica gli opliti costituirono il cardine della forza militare delle città-stato greche.
'oplita (o oplite; greco: Oπλίτης, oplites) è il soldato della fanteria pesante greca antica. La sua armatura (panoplia) era costituita da un elmo, da una corazza pesante, da schinieri in bronzo, da una corta spada in ferro, da una lancia ed infine da uno scudo bronzeo rotondo fornito di un passante centrale e di un'impugnatura lungo il bordo (antilabē). Questo tipo di scudo, che consentiva una tenuta molto salda in posizione di difesa contro gli assalitori, costituì un'innovazione decisiva e sembra da mettere in relazione con il sorgere della falange, formazione compatta di combattenti che con gli scudi si coprivano a vicenda. L'innovazione consisteva nelle dimensioni dello scudo, che variavano dai 60 cm ai 90 cm, sufficienti per poter permettere agli opliti di proteggere le parti del corpo più vulnerabili. L'affermarsi degli opliti, il cui armamento era meno costoso di quello di un cavaliere, coincise con il progressivo affermarsi della classe media (che forniva la fanteria oplitica) ormai in grado di procurarsi la panoplia. Nei sec. VII-VI a.C. gli opliti divennero la forza preponderante negli eserciti di Atene, di Sparta e di altre città greche, e si diffusero in Occidente sia nelle comunità della Magna Grecia, come Siracusa, sia (forse con la mediazione etrusca) a Roma, dove furono valorizzati politicamente nella metà del sec. VI con la costituzione centuriata di Servio Tullio. In seguito, con il decadere dei regimi aristocratici, gli opliti rimasero il corpo militare per eccellenza, nel quale venivano però arruolati, ormai a spese dello stato, anche cittadini delle classi meno abbienti. Tuttavia, pesanti nella manovra, essi furono superati prima dai macedoni, che avevano conciliato la falange oplitica con l'armatura più leggera dei peltasti, e infine dai romani, la cui tecnica militare si era evoluta dalla falange alla tattica manipolare, assai più agile e capace di manovre rapide.


Ultima modifica di fuskens il Gio Mar 18, 2010 8:50 pm, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Mer Mar 17, 2010 10:48 pm




OPLITI DELLA FOUNDRI KE POSSO RAPPRESENTARE GLI OPLITI DI CORINTO, ARGO E ATENE E COSI VIA
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Gio Mar 18, 2010 8:46 pm

DISCORSO A PARTE SIA STORICAMENTE KE IN TERMINI DI GIOCO
RIGUARDA GLI OPLITI DI SPARTA .....................






Plutarco nella vita di Agesilao re di Sparta racconta che durante una campagna contro Tebe negli anni 370, gli alleati degli Spartani si lamentassero di dover contribuire alla guerra con molti più soldati di loro.

«Fu allora, si racconta, che Agesilao [...] li fece sedere tutti in un gruppo da una parte, alla rinfusa, e i Lacedemoni da un'altra parte per conto proprio; poi ordinò all'araldo di far alzare quanti fra i soldati erano vasai. Appena questi furono ritti, fece alzare i fabbri, poi di seguito i falegnami, i muratori e via via gli altri artigiani. Ben presto si trovarono in piedi al completo gli alleati, mentre i Lacedemoni erano ancora tutti seduti: vige infatti a Sparta la proibizione di esercitare o imparare qualsiasi mestiere. Agesilao rise allora e disse: "Osservate, o signori, quanti più soldati di voi mandiamo in guerra"».

Impossibile dare torto ad Agesilao: gli Spartani erano gli unici opliti greci professionisti, dediti alle esercitazioni militari fin dalla più tenera età, e quindi ritenevano di poter reclamare il diritto di stabilire come, quando e perché andare in guerra.

Un professionismo che Sparta sosteneva sfruttando il lavoro pressoché servile di una larga popolazione di iloti, con i conseguenti pericoli di ribellioni, mentre per le altre città stato greche l'oplita dilettante e poco addestrato che combatteva solo nelle pause della propria attività non costava nulla.

Oggi noi saremmo portati a considerare altrettanto importante, se non superiore, lo sforzo dei cittadini-soldati alleati di Sparta, e non comprenderemmo perché fossero costretti ad abbandonare le proprie occupazioni per una guerra della quale in larga parte non condividevano i frutti e comunque non decidevano né influivano sulla conduzione.

Ciò che pesava in modo definitivo in favore degli Spartani era proprio il loro professionismo militare che li collocava su un piano di superiorità così accentuato da esprimere una forza di convincimento alla quale era molto difficile opporsi per un oplita"dilettante".

In altre parole: dato il sistema di guerra oplitico, o con la terminologia di oggi la "dottrina" oplitica, gli Spartani l'avevano così approfondita e sviluppata da farne il centro del loro vivere sociale.

E in questo modo un sistema bellico "dilettantistico" nato per venire incontro alle esigenze difensive primarie di semplici cittadini, si era trasformato nella prima cultura militare pervasiva della storia.

Alla base della falange oplitica era il senso di appartenenza e di eguaglianza tra i suoi membri: gli Spartani lo trasformarono in vero e proprio spirito di corpo con uno stile di vita che cominciava ad inculcarne i principi fin dalla più tenera età.

Gli uomini che avrebbero combattuto assieme, vivevano anche assieme, si esercitavano assieme e contemporaneamente venivano incitati a competere con altri gruppi analoghi: Hetaireiai come quelle che conosciamo per Alessandro Magno che in epoche successive divennero delle Phratra, confraternite.

La forza fisica, la resistenza alla fatica, alle privazioni e alle intemperie diventavano così una "performance" non solo singola ma anche di gruppo, e i legami che si costituivano divenivano connaturati ad ogni singolo spartano come un vincolo di consanguineità.

Innumerevoli i dettagli aneddotici che ci sono pervenuti, segno che per primi i Greci si stupivano dello stile di vita degli opliti lacedemoni.

Sappiamo da Ateneo, ad esempio, che gli Spartani cominciavano il loro addestramento militare a cinque anni imparando a ballare armati le cosiddette "pirriche": questo non solo per rafforzarli fisicamente, ma soprattutto per instillare in loro il senso del ritmo e la destrezza necessari a muoversi ordinatamente nella falange, movimento che avverrà ancora con l'aiuto della musica, mediante suonatori di flauto.

Il lungo apprendistato al quale i giovani Spartani venivano sottoposti aveva in sé qualcosa di spietato e crudele e quando scendevano in guerra difficilmente poteva capitare loro qualcosa di peggio di ciò che avevano esperito nel loro apprendistato: gli unici uomini al mondo, sostiene Plutarco, che vivevano il combattimento come una riposante pausa dall'addestramento.

Un combattimento tanto agognato da richiedere anche una particolare preparazione estetica: dopo opportuni esercizi di riscaldamento, gli Spartani pettinavano e sistemavano accuratamente i propri capelli in lunghe trecce.

In battaglia l'intenso addestramento forniva agli opliti spartani i vantaggi più importanti.

Innanzitutto l'abitudine alle manovre collettive svolte al suono del flauto permetteva loro di muoversi con maggiore ordine e più rapidità: due qualità decisive nei combattimenti oplitici.

Inoltre gli Spartani sapevano compiere manovre sconosciute agli altri opliti: ad esempio quella che vedete schematizzata qui sotto è descritta con ammirazione da Senofonte e permetteva agli Spartani di passare dalla formazione di marcia a quella di combattimento manovrando direttamente le proprie unità minori, le Pentekostye di 50 uomini, in modo che sul fronte rimanessero il comandante, il Pentacontarco e i capifila, gli Entomotarchi: ed è probabilmente la stessa usata dai romani per schierare le centurie nello schema manipolare della legione.
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Gio Mar 18, 2010 8:49 pm

Gli Spartani consideravano se stessi gli unici, veri, opliti, e forse a ragione. L'antica città di Lacedemone (città che unita ad altri quattro villaggi formerà Sparta nel 1000 a.C., dopo l'invasione dorica) si reggeva, ed esisteva, in una condizione di perenne conflitto con le popolazioni messeniche abitanti le circostanti regioni. Intorno il 669 a.C. Sparta subì una durissima sconfitta ad opera di Argo (che utilizzava la falange oplitica) e la conseguente rivolta messenica (la seconda guerra messenica) mise in ginocchio la città (condizione paragonabile alla situazione di Roma durante la seconda guerra punica) al punto tale che fu necessaria una totale riforma interna per poter ottenere la sopravvivenza della polis. L'ordinamento che ne seguì (Eunomia) permise l'affermazione, sul piano militare prima e su quello sociale poi, del nuovo modo di combattere, nasceva l'Oplita Spartano. Dopo questa riforma militare, che valse a Sparta una vittoria dopo l'altra, venne riformato anche lo stato poiché gli opliti, che avevano servito la città, chiesero il diritto di partecipare alle decisioni politiche (situazione che ricorda da vicino il rapporto tra i milites di XI-XII secolo e i Comuni italiani). Grazie al successo delle imprese gli opliti spartani iniziarono a perfezionarsi sempre di più; essi, che chiamavano se stessi “homoioi” (Gli Uguali), vivevano ormai solo per la guerra e la politica (tutti i lavori umili erano affidati agli “iloti”, messeni ridotti in condizione di schiavitù) e solo chi apparteneva al loro gruppo era considerato un cittadino e deteneva diritti politici.

La società spartana era suddivisa in tre classi: gli Spartiati, i Perieci e gli Iloti. Gli spartiati erano i veri spartani. Di etnia dorica erano gli unici abitanti della città che detenevano diritti civili e politici, avevano l’obbligo di coltivare l’arte della guerra e, raggiunta la corretta età, partecipare alla syssitia. Il significato letterale era “comunità dei pasti”: si trattava di pasti comuni ai quali era severamente vietato mancare, tuttavia non erano semplici banchetti, il valore dei sissizi era di natura quasi sacrale, poiché rinsaldava i legami tra gli spartiati. Agli spartiati era vietata qualsiasi forma di attività commerciale e solo a loro era consentita la guerra nella formazione oplitica. Alla classe dei perieci appartenevano i cittadini, sempre di etnia dorica, che abitavano negli immediati sobborghi della città, la stessa parola significa “coloro che abitano intorno” (si dice che abitassero in 100 città disposte tra il monte Taigeto e il monte Parnone). Si trattava di cittadini di “serie B” ai quali non erano concessi diritti politici, tuttavia, svolgevano tutti i lavori sociali “elevati” come i mercanti o gli artigiani. Partecipavano alla guerra al fianco degli opliti spartiati in qualità di opliti leggeri o di altri contingenti. L’ultima classe era quella degli Iloti. Gli Iloti erano le popolazioni abitanti la Messenia prima delle invasioni dei Dori: in perenne conflitto con questi tentarono più volte di ribellarsi al loro giogo. Nello stato lacedemone gli Iloti erano considerati poco più di nulla: non erano liberi, svolgevano ogni lavoro umile, lavoravano la terra degli spartiati, ed erano obbligati a servire i “signori” Spartani in guerra accompagnandoli portando loro la panoplia e le vettovaglie.

L’addestramento a cui venivano sottoposti gli spartiati spesso è visto come “disumano” o “eccessivo, in realtà deve essere compreso sotto l’ottica di un popolo costantemente “sotto assedio” e che vede, nella guerra, l’unico mezzo per mantenere l’egemonia sui propri vicini. Secondo il mito l’ordinamento venne introdotto da Licurgo nel VII secolo, il quale lo ricevette dall’Oracolo di Delfi, tale ordinamento, che va sotto il nome di “Aretra” prevedeva che i giovani spartiati (uomini e donne) in giovanissima età venissero tolti ai genitori e addestrati dallo stato. L’agogè (ordinamento dei fanciulli) iniziava a 7 anni: essi erano suddivisi in “branchi”, cioè in classi, e da questo momento vivevano, mangiavano, dormivano in base comune. Ai giovani era insegnato a leggere e a scrivere, a sopportare rigori fisici (come correre a piedi nudi o dormire su superfici rigide) o ad astenersi dal parlare in maniera esagerata, da qui il detto “parlare in maniera laconica” (da Laconia, la regione nella quale era situata Sparta). A 14 anni i fanciulli erano introdotti all’arte della guerra e della disciplina e venivano addestrati alle virtù necessarie ad un guerriero come la sopportazione delle privazioni. I giovani venivano spinti l’un verso l’altro per stimolare lo spirito di competizione e di emulazione, spesso ciò aveva luogo nell’ambito delle feste religiose o di manifestazioni cultuali poiché la vita di ogni spartiate era strettamente legata al culto del sacro e soprattutto degli Eroi, siano stati essi mitici o reali (si vedano, ad esempio, Ercole o eroi quali i re Leonida o Cleombroto). Cosa unica, rispetto alle altre società dell’antichità classica, la possibilità, per i migliori, di accedere alla “kripteia” una sorta di reparti "speciali/servizio segreto" che aveva lo scopo di stanare e uccidere i capi della resistenza messena. A 18 anni l’addestramento dello spartiate veniva considerato completo egli, a questo punto, era un cittadino a tutti gli effetti, esercitava diritti politici, partecipava alle riunioni politiche ed era tenuto, come detto in precedenza, a partecipare alla syssitia.

Gli opliti spartani non erano famosi solo per l’addestramento e la disciplina, ma anche per il modo di combattere soltanto loro, ad esempio, aprivano le ostilità marciando cadenzati al passo della musica dei flauti (i suonatori di flauti, all’interno della società spartana godevano di particolare rispetto) in luogo di una carica spesso disordinata. "Dopo di ciò avvenne lo scrontro, gli argivi e gli alleati avanzando con impeto e furore, i lacedemoni lentamente e al suono di molti flautisti, che secondo la consuetudine erano stati schierati in mezzo a loro, non per seguire un rito, ma perché i soldati avanzassero camminando in modo uniforme e a tempo e lo schieramento non si scompaginasse, come fanno di solito i grandi eserciti quando si scontrano" (Tuc. Guer. 5.60) Difficile enumerare qui gli elogi di cui gli spartani si ricoprirono: Demarato, rispondendo a Serse, dice “E così i Lacedemoni, che ad uno ad uno non sono inferiori in combattimento ad alcun popolo, uniti insieme sono i più valorosi uomini del mondo” (Er. Hist. VII, 104). La vista dei mantelli scarlatti e dei lunghi capelli degli uomini di una falange spartana instillava la paura nell’animo di quasi tutti i nemici ( Sen., Res. Lac. 10.3.Cool; gli stessi ateniesi, soldati di grandissimo valore, non erano esenti da ciò poiché Cleonte, comandante degli ateniesi ad Anfipoli nel 422, “si diede alla fuga non appena vide la “Lambda” scarlatta che brillava sugli scudi degli spartani dall’altra parte della piana” (Eup., F. 359) Infine per citare Plutarco “era uno spettacolo grandioso ed insieme terrificante vederli avanzare, al passo cadenzato dei flauti, senza aprire la minima frattura nello schieramento o provare turbamento nell’animo, calmi e allegri, guidati al pericolo dalla musica.” (Plut., Lyc. 22.2.3)

Non deve sorprendere, dunque, che Sparta sia stata, per secoli, l’esempio da seguire e da imitare per ciò che riguardava ogni aspetto della marzialità e della capacità militare.
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Gio Mar 18, 2010 10:45 pm

MARATONA
La battaglia di Maratona (settembre 490 a.C.) fu il momento culminante del primo tentativo del re Dario I di Persia volto alla conquista della Grecia e alla sua incorporazione nell'impero persiano. L'unione della Grecia all'impero persiano avrebbe reso sicura la porzione più debole del confine occidentale. La maggior parte delle informazioni che ci sono giunte sono tramandate da Erodoto, uno dei maggiori storiografi dell'antichità.
La battaglia

Gli eserciti si fronteggiarono accampati rinviando lo scontro per tre lunghe giornate, non successe in sostanza nulla. Questo probabilmente conferma un relativo equilibrio di effettivi sul campo e il piano di trattenere Milziade a Maratona mentre Artaferne, con la flotta, compiva un movimento aggirante verso Atene. Quando però giunse notizia di un esercito spartano già in marcia verso l’Attica, Dati decise di dare battaglia. Milziade, dal canto suo, decise di assumere l’iniziativa tattica e fece schierare la falange in linea di combattimento rinforzando però le due ali a discapito delle linee centrali che furono così ridotte a poche file, temeva, infatti, una manovra aggirante dei cavalieri persiani essendo lui sprovvisto di cavalleria, e attaccò decisamente lo schieramento nemico.

Erodoto riferisce che gli opliti condussero l’attacco di corsa per otto stadi (circa 1.400 metri), ma la «tattica della corsa» va interpretata con discrezione. Infatti, data la pesantezza dell’equipaggiamento oplitico, non si capisce come gli Ateniesi, dopo un simile sforzo, avessero ancora la forza per combattere. È quindi più realistico pensare che i due schieramenti si siano mossi l’uno contro l’altro e che gli Ateniesi abbiano completato il movimento con una breve carica.

Lo scontro fu comunque molto violento e i Persiani ne subirono le conseguenze, non essendo abituati alla lotta ravvicinata e dato che la loro tattica abituale consisteva principalmente nel lancio di frecce e giavellotti, poco efficace contro la pesante armatura degli opliti. Infatti, mentre il centro ateniese, essendo meno numeroso, cedeva lentamente agli avversari ma senza rompere le file, le ali adeguatamente rinforzate bloccavano le manovre della cavalleria nemica, e una volta sfondato lo schieramento persiano, iniziarono a chiudere sul grosso del nemico. A questo punto, sentendosi circondati e vicini alla disfatta, i Persiani ruppero lo schieramento e si dettero alla fuga verso le navi







Fu in quel momento, come spesso accadeva nelle battaglie dell’antichità, che lo scontro si trasformò in un massacro. I Greci si gettarono sui Persiani in fuga facendone strage, solo pochi riuscirono a prendere il mare verso la salvezza. Secondo gli Ateniesi 6.400 morti persiani furono raccolti sul campo, la cifra forse è un po’ esagerata ma probabilmente non molto lontana dal vero, visto l’evolversi della battaglia. Dal canto loro, gli Ateniesi contarono solo 192 morti, tra questi anche il polemarca Callimaco. Anche questa cifra può sembrare poco credibile ma poiché il grosso delle uccisioni avvenne dopo la rottura dello schieramento e durante la fuga dei Persiani, può considerarsi realistica.

Secondo l’uso riservato agli eroi in Grecia, i cadaveri dei caduti furono cremati e, sul luogo stesso della battaglia, fu eretto un tumulo visibile ancora oggi. Alcuni scavi effettuati nella zona hanno evidenziato i resti di numerosi roghi.
Quel che conta è che, per la prima volta, un’armata greca aveva sconfitto un esercito persiano in campo aperto. La vittoria era totale e la leggenda dice che Fidippide, oplita e messaggero, fu spedito ad Atene per annunciare la vittoria e dopo aver corso fino ad Atene cadde morto dopo il suo annuncio.

Prendendo atto della sconfitta, Artaferne si riunì con i superstiti della battaglia, gli restava solo la speranza di doppiare rapidamente il capo Sunio e attaccare Atene di sorpresa mentre l’esercito degli opliti era ancora a Maratona. Ma Milziade, prevenendo i suoi piani, concedette ai propri soldati solo poche ore di riposo dopo la battaglia e si mosse subito con l’esercito verso la città. Raggiunta Atene dopo sole otto ore di marcia, Milziade schierò gli uomini sulle mura in modo da dissuadere ogni tentativo offensivo della flotta persiana. Le navi persiane, giunte in vista d’Atene, trovarono dunque l’esercito della polis pronto ad attenderle e non ebbero altra scelta se non quella di invertire la rotta.
Sconfitto Artaferne fece vela per le coste dell’Asia.


simbolo della città di Atene

http://img162.imageshack.us/img162/1766/athenaiconfaction0ek.jpg" border="0" alt="" />[/img]
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Sab Mar 20, 2010 12:32 am

LISTA DA USARE PER LA BATTAGLIA DI MARATONA
LA LISTA KE SEGUE è PROVVISORI E LO STESSO SCENARIO è ANCORA IN EVOLUZIONE


Questo elenco esercito è progettato per aiutarvi a creare un persiano achemenide wargames esercito per Warhammer Ancient Battles. L'impero achemenide fu fondata dal grande re persiano Ciro cinque secoli e mezzo prima della nascita di Cristo. Al suo apice è stato il più grande impero del mondo avesse mai visto, che si estende dall'Egitto nel sud, l'India in Oriente, e fino al Mar Nero a nord. It's eserciti erano grandi e molto vario, composto di Persiani e contingenti prelievo da una miriade di popoli conquored all'interno dell'Impero.

ARMY COMPOSIZIONE

Personaggi: L'esercito può essere portatore di una norma generale e di un esercito
Truppe persiane: fino a tre quarti del valore punti dell'esercito
Prelievi e Mercenari: almeno un quarto del valore punti di thearmy
Unità speciale: fino ad un quarto del valore punti dell'esercito
La dimensione mininimum per un reggimento di fanteria è di cinque. Non vi è alcun limite massimo. Un modello per ogni unità può essere aggiornato a Leader (5 punti), o un musicista (5 punti).

REGOLE PARTICOLARI

SPARA

Le unità di fanteria dell'esercito persiano può essere equipaggiato con grandi scudi, che erano chiamati 'spara'. Questi sono stati in piedi fino a formare una barriera allo stesso modo come pavises medievale. Appy le seguenti regole:

Portatori Pavese conta come avere uno scudo a meno che il pavese è 'set-up'.
Un pavese possono essere costituite, invece di muoversi.
Finché il pavese è impostato allora l'unità conta come essere dietro è difficile coprire la sua fronte contro il fuoco dei missili, e dietro un ostacolo difesa in caso di attacco contro gli avversari davanti a loro in mano per combattere la mano.
La barriera pavese è abbattuto se l'unità si muove, o se l'unità perde un round di combattimento.
PERSONAGGI
0-1 Army General ........ 115 punti

M WS BS S T W Io Un LD
Generale a piedi 4 3 5 3 3 3 5 2 9
Generale in Chariot 6 3 5 3 4 3 5 3 9
Apparecchiature: Armati di arma la mano e si inchinano. Possono avere armatura leggera a 3 punti, spinta lancia a 2 pt, giavellotti a 2 pt. Ride maggio a carro luce a 25 punti o il cavallo di battaglia a 3 pt. Se il cavallo di battaglia, il cavallo di battaglia può avere barding a 4 pt.

Regole speciali: il generale dell'esercito.

0-1 ARMY PORTABANDIERA ........ 75 punti

M WS BS S T W Io Un LD
Alfiere a piedi 4 3 4 3 3 2 5 2 9
Alfiere in Chariot 8 3 4 3 4 2 5 3 9
Apparecchiature: Armati di arma la mano e si inchinano. Possono avere armatura leggera a 3 punti, spinta lancia a 2 pt, giavellotti a 2 pt. Cavalcare maggio a carro di luce a 25 punti o il cavallo di battaglia a 3 pt. Se il cavallo di battaglia, il cavallo di battaglia può avere barding a 4 pt.

Regole speciali: Army Standard.

PERSIANO TRUPPE

PERSIANO CAVALLERIA
Cavalleria della Guardia ........ 22 punti per modello
PERSIANO CAVALLERIA ........ 18 punti per modello

M WS BS S T W Io Un LD
Cavalleria della Guardia 8 3 3 3 3 1 3 1 5
Persian Cavalleria 8 3 3 3 3 1 3 1 5
Apparecchiature: armati con armi da fuoco e giavellotti. Possono avere armatura leggera a 3 punti, lo scudo a 2 punti, spinta lancia a 2 pt, arco a 3 pt, barding a 4 pt.

Regole speciali: Ogni seconda unità può essere Cavalleria della Guardia. Guardie e unità con barding bonus rango contare fino a 1 durante la ricarica. Guardie sono testardi.

PERSIAN INFANTRY
IMMORTALS ........ 22 punti per modello
PERSIAN INFANTRY ........ 18 punti per modello

M WS BS S T W Io Un LD
Immortal 4 4 4 3 3 1 4 1 8
Persian Fanteria 4 3 3 3 3 1 3 1 7
Apparecchiature: armati con armi a mano. Può essere spinta lancia e scudo a 2 punti, o arco composito a 2 punti, o spinta arco lancia e compositi a 3 pt. Qualsiasi modello può avere armatura leggera a 2 pt. Shields può essere sostituito con spara (pavises) a 1 punto per ogni modello.

Regole speciali: Modelli in unità può essere armato con armi diverse combinazioni. Arcieri in seconda fila possono sparare a pieno effetto finché unità non si muove. Immortali sono testardi.

PRELIEVI e mercenari

IMPORTANTE: tutti i prelievi e mercenari sono soggetti alla paura contro tutte le unità nemiche che non ne sono più numerose da parte di almeno 2 a 1.

SHOCK CAVALLERIA
Battriana / NOBLES ........... 17 punti per modello
SHOCK CAVALLERIA ........... 13 punti per modello

M WS BS S T W Io Un LD
Bactrian / Nobles 8 4 4 3 3 1 4 1 8
Shock Cavalleria 8 3 3 3 3 1 3 1 5
Apparecchiature: Armati con armi da fuoco e giavellotti. Possono avere armatura leggera a 1 pt, scudo a 1 pt, spinta lancia a 1 pt, arco a 2 pt, barding a 2 pt.

Regole speciali: Nobili e unità con barding bonus rango contare fino a 1 durante la ricarica.

SKIRMISH CAVALLERIA
Sciti / DAHAE ........... 15 punti per modello
ARAB Camel Riders ........... 13 punti per modello
SKIRMISH CAVALLERIA ........... 10 punti per modello

M WS BS S T W Io Un LD
Sciti 8 2 4 3 3 1 3 1 7
Camel Riders 6 2 3 3 3 1 3 2 5
Schermaglia Cavalleria 8 2 3 3 3 1 3 1 5

Apparecchiature: Armati di coltello e javalins. Possono avere prua a 1 pt. Possono avere lo scudo a 1 pt.

Regole speciali: Schermagliatori. Parthian Shot: L'unità può fare una mossa normale subito dopo la ripresa. Ciò è consentito solo in fase di tiro, non come una reazione di carica, e l'unità non può marzo. Sciti / Dahae devono essere armati con archi. La paura causa Cammelli in cavalleria.

PRELIEVO FANTERIA ........... 3 punti per modello

M WS BS S T W Io Un LD
Levy Fanteria 4 2 3 3 3 1 3 1 5

Apparecchiature: armati con armi a mano. Può essere spinta lancia e scudo a 1 pt, o arco composito a 2 punti, o spinta arco lancia e compositi a 3 pt. Qualsiasi modello può avere armatura leggera a 2 pt. Scudi possono essere sostituiti con spara (pavises) a 1 / 2 punto per ogni modello.

Regole speciali: Modelli in unità può essere armato con armi diverse combinazioni. Arcieri in seconda fila possono sparare a pieno effetto finché unità non si muove.

Fanteria Leggera
MARINES ........... 4 punti per modello
Fanteria leggera ........... 3 punti per modello

M WS BS S T W Io Un LD
Marine 4 2 3 3 3 1 3 1 7
Fanteria Leggera 4 2 3 3 3 1 3 1 5
Apparecchiature: Armati di giavellotti e scudo, o arco. Marines e la fanteria leggera può essere spinta lancia a 1 pt, o due mani un'arma a 1 pt.

Regole speciali: Stranamente, Fanteria Leggera.

Schermagliatori ........... 3 punti per modello

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Schermagliatori 8 2 3 3 3 1 3 1 5

Apparecchiature: Armati di giavellotti e scudo, o arco. Schermagliatori può sostituire giavellotti, con fionda senza alcun costo aggiuntivo.

Regole speciali: Schermagliatori

SP ECIAL TRUPPE

CHARIOTS
LIGHT CHARIOT ........... 37 punti per modello
Carro falcato ........... 37 punti per modello
HEAVY CHARIOT ........... 83 punti per modello
WAR WAGON ........... 150 punti per modello

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Light Chariot 8 4 4 3 4 1 4 2 7
Carro falcato 7 3 3 5 4 1 3 1 7
Pesanti Chariot 6 4 4 4 4 2 4 4 7
War Wagon 5 3 4 3 4 4 6 6 7
Attrezzature: Luce ed equipaggi carri pesanti sono armati di giavellotti e / o archi, e armatura leggera. Equipaggio carro pesante può avere due mani armi a 10 pt. Carri guerra dell'equipaggio sono armati con armi da fuoco, archi e armatura leggera.

Regole speciali: Carri. Di guerra sono i carri trainati dai buoi e quindi non causano impatto colpisce quando si carica, e gli oneri a velocità normale (cioè i buoi non può essere detto di 'vertiginosa-up'!)

Elefante indiano ........... 150 punti per modello

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Elefante indiano 6 4 0 7 6 6 3 4 4
Mahaut 4 2 2 3 3 1 3 1 7
2 Crew 4 3 3 3 3 1 3 1 7

Apparecchiature: Elefanti sono 2 equipaggi armati di giavellotti e fionde.

Regole speciali: Elelphant

Bolt Thrower ............ 50 punti per modello

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Bolt Thrower -- -- -- -- 6 2 -- -- --
Equipaggio 4 2 3 3 3 1 3 1 7
Attrezzature: Crew armati con armi da fuoco. Può avere un'armatura leggera (+2 punti).

Regole speciali: lanciatore di Bolt. Range = 48 ", Strength = 5/-1 per rango, non salvare, ferite D4 per colpo.
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Sab Mar 20, 2010 10:43 pm

https://www.youtube.com/watch?v=Pgyue9JVeug&feature=fvw


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Battaglia di Maratona

By Fuskens
Background

La battaglia di Maratona (settembre 490 a.C.) fu il momento culminante del primo tentativo del re Dario I di Persia volto alla conquista della Grecia e alla sua incorporazione nell'impero persiano. L'unione della Grecia all'impero persiano avrebbe reso sicura la porzione più debole del confine occidentale. La maggior parte delle informazioni che ci sono giunte sono tramandate da Erodoto, uno dei maggiori storiografi dell'antichità.

Sguardo d'Insieme

Si tratta di una classica battaglia campale. Due immense forze si scontrano a viso aperto per spazzarsi via reciprocamente.

Eserciti
Lo scontro deve essere combattuto da una forza di greci opliti di Atene e piccolo contingente dalla vicina ed alleata città di Platea facendo fede al regolamento di AOA(non sono ammessi gli spartani ) e antichi persiani dello stesso regolamento


inizialmente schierate

dovrebbe essere intorno ai 2000 punti per i greci e 2250 per i persiani incatti non tutto l'esercito fu schierato non sappiamo il motivo ci sono varie ipotesi al riguardo ...... forse la più credibile e certamente la più menzionata è ke i persiani furono presi alla sprovvista........................

ps I greci : Vi dovreste sforzare nel produrre un esercito di quasi soli opliti

dividendo in 1650 punti opliti di Atene con generale CALLIMACO di Afidna esso verrà posto al comando della ala destra dello schieramento ateniese.

i restanti punti 350 punti ke formano il contingente di opliti di Platea con a capo ARIMENSTO
nello schieramento il contingente di Platea occupa la parte sinistra dallo schieramento greco

per persiani
il comandante in capo era Dati schierato al centro dello schieramento con la sua guardia personale di lancieri persiani

Nota che negli eserciti non ci possono essere Macchine da Guerra e truppe dotate
di armi da tiro per un totale superiore al 30% dell'esercito.
Le cavallerie non sono erano imbarcate sulle nevi persiane.

Campo di Battaglia
La battaglia campale si combatte su un pianoro senza colline ne boschi. Non ci sono ripari di sorta. alle spalle dello schieramento persiano si trova la Grande palude , al lato sinistro si trova la spiaggia


Schieramento


La battaglia campale si gioca con le normali regole di una Battaglia Campale. Con due eccezione che nessuna delle due parti può schierare una prima linea di armi da tiro
L’altra che i normali 24 diventano qui 18 pollice di distanza

Chi comincia
La battaglia campale è iniziata da chi finisce di schierare per prima. Se entrambi schierano un numero pari di unità, si tira un
dado, e schiera chi ottiene il risultato più alto.
Durata della Partita
La battaglia campale dura 6 turni.
Regole Speciali......................si Conta però che l'esercito persiano si stava imbarcando al momento in cui è stato assalito dai greci, perciò gli darei un malus del tipo: niente carri, le cavallerie si considerano smontate, e al primo turno non possono muovere.
L'esercito Persiano inoltre, essendo colto di sorpresa, non può fare i movimenti pre-partita di 4" con gli skirmishers.aggiornamento[img][/img][img]http://www.


Ultima modifica di fuskens il Ven Mar 26, 2010 7:34 pm, modificato 6 volte
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MessaggioTitolo: Re: wab le guerre persiane prima parte   Sab Mar 20, 2010 10:56 pm

https://www.youtube.com/watch?v=FViLPhmWeLY

Battle of Thermopylae (Part 1/3)

Preparativi dell'invasione [modifica]
Dopo la sconfitta a Maratona, re Dario I indisse una leva militare in tutto l'impero per lavare l'onta subita, ma una rivolta in Egitto a Mileto procrastinò la missione in Grecia e la sua morte nel 486 a.C. lasciò tutto nelle mani del figlio Serse I, il quale dovette prima sopprimere le sollevazioni popolari nella satrapia imperiale di Babilonia. Nel 482 a.C. divise amministrativamente la regione in due, limitando il potere dei satrapi e potendo così dedicarsi a continuare l'opera del padre. Mosse, quindi da Susa con l'esercito fino in Cappadocia presso Kritalla, poi a Celene, in Frigia sul Meandro, poi in Anatolia a Sardi in Lidia.

Da qui mandò i suoi emissari nei territori del mondo ellenico, per garantirsi una via di accesso alla Grecia meno difficoltosa, chiedendo la resa e l'assoggezione alla Persia.

Dopo di che mosse per l'Ellesponto da Sardi, scendendo lungo il corso dell'Ermo, andando a nord fino a Magnesia e poi verso Elaia di fronte a Lesbo percorse la costa giungendo ad Adramittio in Troade e poi Abido. Qui fece costruire due ponti di barche per attraversare l'Ellesponto e sbarcare a Sesto con il suo smisurato esercito, si fermò quindi a Dorisco sulla foce dell'Ebro.

L'esercito di Serse [modifica]
Secondo lo storico Erodoto, la spedizione di Serse era formata da circa quattro milioni e settecentomila uomini: 1.800.000 combattenti asiatici, 300.000 di altra nazionalità comandati da 6 generali di corpo d'armata, di cui 2 di cavalleria con 29 generali subalterni (1 per nazione) e 2.600.000 uomini che non facevano parte dell'esercito. La flotta contava 1.200 triremi e 3.000 navi da trasporto con 250.000 uomini di nazionalità persiana, meda e sacia; Erodoto enumerò: i 300 vascelli di Sidone, i 200 provenienti dall'Egitto, i 150 di Cipro, i 100 della Cilicia, i 5 sotto il comando della regina Artemisia di Alicarnasso, il resto provenienti da Panfilia, Licia e Caria. Mentre il poeta Simonide stimò in circa tre milioni, il totale degli uomini della spedizione persiana, Erodoto racconta che l'esercito bevve fiumi interi prosciugandoli e mangiò provviste destinate ad intere città.

Queste erano ovviamente esagerazioni: è inconcepibile che i Persiani potessero spostare un numero così enorme di soldati, comunque tale dovizia di dettagli fa pensare che Erodoto avesse a disposizione documenti ufficiali, forse degli effettivi dell'impero persiano del periodo. Tuttavia, anche se è impossibile che le unità di terra di Serse superassero i 300.000 effettivi (dato che i generali di Baivarabam erano 29), era un numero comunque enorme e ineguagliato.

La situazione in Grecia

Le guerre greco-persianeAlla morte di Milziade, furono Temistocle, Aristide e Cimone a contendersi il potere ad Atene; ne uscì vincitore Temistocle, grazie alla proposta di una politica estera più marcata e la costruzione di una flotta seconda, nel mondo greco, solo a quella di Siracusa.

In vista del grave pericolo, le poleis greche misero da parte i contrasti interni e riuscirono ad accordarsi, formando un'alleanza guidata da Sparta, mentre Argo, in odore di medismo (simpatie per i Persiani) chiese il comando della lega e 30 anni di pace con la odiata Sparta. Oltre la defezione di tale città, a Corinto -sede dell'alleanza- giunse il rifiuto di Creta, Gelone di Siracusa disse che aveva problemi con Cartagine e Corcira promise 60 navi mai inviate. Arrivò invece una nave da parte di Crotone, solo in occasione della battaglia di Salamina.

Nel frattempo Serse fece scavare un canale, detto appunto il Canale di Serse, tagliando l'istmo della più orientale delle tre propaggini che costituiscono la penisola calcidica (vale a dire il promontorio del Monte Athos), per non rischiare la flotta circumnavigandolo e giunse poi in Macedonia, sua alleata per motivi di convenienza, visto che i Persiani tenevano a bada gli Sciti, loro nemici.

La difesa della Grecia

Sebbene il comando delle operazioni fosse in mano agli spartani, la cui strategia era per una difesa sull'istmo di Corinto, per evitare uno sbarco nel Peloponneso, gli ateniesi fecero pesare la loro presenza nella Lega sostenendo che non impegnare l'esercito persiano fosse sbagliato e che non fosse saggio sacrificare la città di Atene senza colpo ferire.
Si decise quindi di mettere in difficoltà la forza di invasione terrestre di Serse e di cercare di sconfiggere le forze marittime, dato che senza flotta l'esercito persiano avrebbe avuto difficoltà logistiche e sarebbe stato costretto a lasciare la Grecia.

Il piano originale dei Greci, elaborato dietro suggerimento dei tessali, prevedeva di bloccare l'avanzata persiana nella stretta valle di Tempe (lungo il fiume Peneo ai piedi dell'Olimpo) che si riteneva sarebbe stata attraversata dall'armata di Serse. La Lega inviò al passo una forza di 10000 opliti ma, qui giunti, i soldati furono avvisati da Alessandro I di Macedonia che la valle di Tempe poteva essere aggirata tramite il passo di Sarantoporo. I Greci furono quindi costretti a ritirarsi.

Venne quindi elaborata da Temistocle una nuova strategia: la difesa dello stretto passo delle Termopili. Il passo, fiancheggiato da un lato da montagne scoscese, dall'altro dal mare, era adatto alla difesa e rappresentava un passaggio obbligato per le truppe persiane dirette verso la Beozia, l'Attica o il Peloponneso.
Il re spartano Leonida I venne inviato al passo con una parte dell'esercito a bloccare l'armata di terra persiana mentre, per impedire l'aggiramento via mare del blocco di Leonida, una flotta della Lega avrebbe presidiato capo Artemisio e il promontorio dell'Eubea.

All'iniziale distaccamento spartano di Leonida e della sua guardia del corpo, composta da 300 opliti spartani, si aggiunsero, secondo Erodoto, 3000 Peloponnesiaci:

700 da Tegea,
500 da Mantinea,
120 da Orcomeno,
1000 dall'Arcadia,
400 da Corinto,
200 da Fliunte,
80 da Micene.
Da altre città, sempre secondo Erodoto, giunsero 2150 guerrieri:

700 da Tespi comandati da Demofilo,
450 da Tebe comandati da Leonziade,
1000 focesi,
un numero imprecisato di locridi;
Diodoro Siculo non annovera i tespi tra le forze presenti alle Termopili ma aggiunge un numero imprecisato di malidi;

Tutte queste forze erano seguite dai rispettivi scudieri, che fungevano da fanteria leggera, nonché da un numero imprecisato di iloti.

Le forze greche, per un totale di circa 6000-7000 uomini, iniziarono la battaglia nell'agosto del 480 a.C. contro una forza di molte decine di migliaia di soldati persiani (alcuni storici stimano fino a 250000 i combattenti di Serse). Ai combattenti greci fu detto che rappresentavano solo l'avanguardia dell'esercito della Lega, che si sarebbe unito a loro entro breve. Leonida mirava a tenere il passo il più a lungo possibile per dare modo al resto delle città greche di radunare truppe e navi, e far così fallire l'invasione persiana con una battaglia navale.

La battaglia [modifica]

Leonida alle Termopili, di Jacques-Louis David (1814)Nel frattempo la flotta e l'esercito persiano si congiunsero nei pressi del golfo Termaico, poi sulla penisola di Pallene, mentre l'esercito attraversata la Tessaglia giunge in Trachide (presso la città di Trachis), regione posta tra i fiumi Asopo e Melas. Nelle successive due settimane ciò che avvenne sul passo delle Termopili e al capo Artemisio è da considerarsi parte di un'unica battaglia, dove un fronte condiziona l'altro, ma la successione degli eventi fu talmente confusa nei 3 giorni di scontro terrestre, che la seguente è solo una delle possibili ricostruzioni.

Sullo stretto Leonida scelse di attestarsi sulla porta centrale, dove fece ricostruire l'antico muro focese, mentre venne avvertito dai Malii della presenza del sentiero detto dell'Anopaia. Per chiudere questa potenziale via di aggiramento distaccò un contingente di mille uomini, in gran parte Focesi.

Serse non credeva che un esercito di poche migliaia di uomini gli si potesse opporre, e diede ai Greci cinque giorni per ritirarsi. Vista l'ostinazione promise a Leonida la carica di satrapo dell'Ellade, qualora si fosse arreso e per tutta risposta si senti dire che era già re e non intendeva diventare satrapo.

Nel frattempo la flotta non riusciva ad avanzare, bloccata dalle veloci navi ateniesi a capo Artemisio dove lo stratega era Temistocle.

È celebre un piccolo aneddoto: alcuni disertori dell'esercito persiano (per lo più Greci arruolati con la forza) avevano dichiarato che i Persiani erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce; gli spartani risposero «Bene, allora combatteremo nell'ombra». Questa frase venne attribuita da Erodoto a un soldato spartano di nome Dienece, del quale ricorda il coraggio nel pronunciare tali parole.

Informato degli intoppi via mare, Serse si concentrò sull'avanzata via terra e attaccò con due contingenti, scelti in gran parte tra coloro che avevano perso dei parenti a Maratona.

I Persiani attaccavano la postazione greca a gruppi di 10.000 soldati per volta tentando assalti frontali con frecce e corte lance, ma non riuscivano a rompere le formazioni degli opliti Greci, armati di lunghe lance. La prima ondata ad arrivare sui Greci fu quella dei medi comandata da Tigranes, che assaltarono con entusiasmo ma furono respinti. Gli spartani infatti, posti in prima linea, formavano tutti uniti un muro di scudi e picche impenetrabile e respinsero con violenza gli assalitori, che arretrarono subendo gravi perdite. La seconda ondata fu dei cissi provenienti da Susa equipaggiati con un grande scudo ma anche loro fallirono miseramente. Tentarono anche di aggirare il nemico dal lato della costa, coprendo lo sbarco con un massiccio lancio di frecce lungo la costa, ma molti caddero a causa delle zone paludose, che non permettevano di approdare con facilità. Così dovettero abbandonare anche questa tattica.

I Persiani avrebbero potuto tentare di colpire i Greci con giavellotti e frecce, ma la carica frontale sembrò la soluzione più rapida e, forse, l'unica che potesse essere adottata, in quanto i Greci avrebbero potuto avanzare per colmare la distanza con un eventuale schieramento di arcieri, tornando ad una situazione di lotta corpo a corpo.

Il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe migliori, i diecimila Immortali, comandati da Idarne, che non ebbero maggior fortuna. I Greci combattevano a turno, concedendosi un po' di riposo da quel massacro, si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarsi e tornare a combattere.

Resosi conto delle difficoltà dell'avanzata, Serse - che era convinto di sfondare via mare - si decise ad usare il sentiero dell'Anopaia, che sicuramente già conosceva, ma che non voleva usare ben sapendo delle difficoltà di una manovra notturna. Fu un pastore di nome Efialte che guidò i Persiani sul sentiero (venne ucciso in seguito da un sicario dopo che fu posta una taglia sulla sua testa).

La strada era difesa dai focesi che erano stati distaccati su quel passo due giorni prima. Essi però non si aspettavano un attacco dei persiani per cui, quando furono attaccati dagli Immortali di Serse, offrirono una ben debole resistenza, preferendo difendere la strada per la Focide, consentendo ai Persiani di avanzare incontrastati.

Leonida riunì il consiglio di guerra, del quale a noi è giunta questa versione:

Il re spartano ordinò agli alleati greci di ritirarsi dato che lo scacchiere sulle Termopili era perduto decidendo di limitare il sacrificio agli spartani, i quali non si ritirano mai; con loro i tebani, di cui Leonida non sapeva se fidarsi o meno, i quali non potevano certo tornare nella loro città alleata dei persiani e di utilizzare nella retroguardia i tespiesi che vollero rimanere per scelta. C'era poi la profezia dell'oracolo di Delfi, il quale aveva presagito che per salvare Sparta e quindi tutta la Grecia si doveva piangere un re lacedemone.

« La versione è poco verosimile per diversi motivi: le maldicenze nei confronti dei tebani di Leonziade furono smentite dal fatto che essi vennero trucidati finita la battaglia o resi schiavi; l'obbligo di non retrocedere degli spartani venne smentito dai comandanti Euribiade e Pausania, per i quali la ritirata strategica faceva parte della loro condotta bellica. [...] i greci si erano lasciati da tempo indietro qualsiasi atteggiamento bellico caratteristico dei popoli primitivi e dell'età eroica.
Quindi probabilmente fece un errore di valutazione, credendo non percorribile dalle forze di Idarne il sentiero dell'Anopaia, pensò ad un percorso di accerchiamento più a sud dove inviò gli alleati ad intercettarlo, tenendo le truppe migliori a presidiare il passo.[1] »


Quando Serse intimò agli ultimi oppositori greci di arrendersi e consegnare le armi, re Leonida rispose sprezzante con una sola frase: "Μολὼν λαβέ", "Venite a prendervele!"[2]. Al rifiuto della resa dei greci, i persiani risposero sferrando loro l'ultimo decisivo assalto, sicuri che Idarne avrebbe attaccato alle spalle. Lo scontro fu più deciso e costò la vita a Leonida che si trovava naturalmente in prima linea e a due fratelli del "re dei re". Gli spartani e i tespiesi superstiti si rifugiarono sul colle Kolonos, che sovrastava le Termopili dove tentarono di resistere proteggendo il corpo del loro re caduto. Verso mezzogiorno giunse anche Idarne e Serse ordinò che i superstiti fossero finiti con le frecce per non perdere altri uomini.

Secondo Erodoto la testa di Leonida venne affissa ad una picca, per vendetta nei suoi confronti e come atto intimidatorio per i greci; secondo altri il corpo del re spartano venne recuperato e sepolto[senza fonte] a Sparta con tutti gli onori.

Sorte non migliore ebbero i tebani che rimasti intrappolati sul muro focese, dopo aver combattuto isolati, si arresero per venir marchiati a fuoco e resi schiavi.

I cronisti greci stimano che complessivamente più di ventimila furono i morti tra i persiani, compresi due fratelli di Serse (Habrocomes e Hyperanthes). Erodoto ci tramanda che tra i guerrieri greci due sopravvissero al massacro delle Termopili. Uno dei due, Pantite, si suicidò per la vergogna e il disonore, mentre l'altro di nome Aristodemo tornò a Sparta. In patria però il sopravvissuto venne disprezzato e rinnegato da tutti, e fu anche accusato di codardia. Nonostante ciò Erodoto ci dice che Aristodemo riuscì a riscattarsi un anno dopo, cercando disperatamente una morte gloriosa nella vittoriosa battaglia di Platea.

Il sacrificio dei 300 spartani e dei 700 tespiesi presso le Termopili non fu vano. Esso consentì ai Greci di riorganizzare le difese e di sconfiggere durante quell'autunno e la primavera successiva l'esercito persiano presso Salamina e Platea.

Oggi sul luogo della battaglia esiste un monumento moderno dedicato al re Leonida ed ai suoi guerrieri. Su di esso vi sono incise le parole che il re Leonida pronunciò in risposta ai persiani che intimavano la consegna delle armi:

« Venite a prendervele! »


Mentre allora venne eretta una statua raffigurante un leone, nel luogo dove morì Leonida, per commemorare il suo sacrificio e quello dei suoi uomini.

Inoltre nello stesso sito fu posta una stele di pietra con dei versi attribuiti al poeta Simonide che riportava le seguenti parole:

(GRC)
« ὦ ξεῖν', ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις ὅτι τῇδε
κείμεθα τοῖς κείνων ῥήμασι πειθόμενοι » (IT)
« O viandante, annuncia agli Spartani che qui
noi morimmo obbedienti al loro comando. »
(Erodoto, Storie, vii.228)

Questi versi li possiamo leggere ancora oggi, incisi su di una lapide moderna posta sulla cima della collina di Kolonos, dove avvenne l'ultima disperata resistenza.

Conseguenze [modifica]

Monumento presente alle TermopiliContemporaneamente agli eventi delle Termopili si combatté la battaglia navale del capo Artemisio che si concluse con esito incerto. In seguito a ciò le navi greche furono indotte a ritirarsi ed i persiani ne approfittarono per prendere il controllo del mare Egeo e di tutta la Grecia fino all'Attica; gli spartani si prepararono a difendere l'istmo di Corinto ed il Peloponneso. Serse saccheggiò Atene che nel frattempo era stata abbandonata dai suoi abitanti, rifugiatisi sull'isola di Salamina. In settembre i greci e i persiani si scontreranno nuovamente nella Battaglia di Salamina.

Media [modifica]
La battaglia delle Termopili, essendo una battaglia combattuta da pochi uomini contro un grande esercito, ha una sua innegabile potenza evocativa e viene spesso ricordata dai media.

Nel 1962 ne venne realizzato un adattamento cinematografico chiamato The 300 Spartans.
Il famoso scrittore di fumetti Frank Miller ha pubblicato un'opera intitolata 300 che si ispira alla sorte dei 300 spartani che si sacrificarono insieme al proprio re, e che è una libera e violenta trasposizione del film del 1962, visto dal Miller bambino. Da questo fumetto è stato a sua volta tratto l'omonimo film prodotto nel 2006 e distribuito nel 2007.
Il fumetto di Miller è stato infine oggetto di una parodia realizzata da Leonardo (Leo) Ortolani nel fumetto Rat-Man (n° 62 e 63).
Nel fumetto Mort Cinder il protagonista vive un'avventura in cui partecipa a questa battaglia e sopravvive.
Nel film L'ultimo samurai del 2003 il protagonista, Capitano Nathan Algren, parlando con il samurai Katsumoto, cita la battaglia quale grande esempio di coraggio e onore.
Molti sono i romanzi che narrano i fatti avvenuti presso il passo delle Termopili. Tra questi quello di Andrea Frediani 300 Guerrieri, Le Porte di Fuoco di Steven Pressfield e Lo scudo di Talos di Valerio Massimo Manfredi il cui perno della trama ruota in parte anche su questo evento storico.
Il numero 226 (febbraio 1986) del fumetto americano Uncanny X-Men è intitolato "Go tell the Spartans", in quanto i protagonisti della serie si sacrificano per fermare l'Avversario (in italiano è stato pubblicato da Star Comics nel numero 30 de "Gli Incredibili X-Men" col titolo "Ditelo a Sparta" nel dicembre 1992).

Note [modifica]
1.^ A. Frediani, Le Grandi Battaglie dell'Antica Grecia, p. 126-127
2.^ Plutarco, Apophthegmata Laconica, 225c.11
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